D’Alessio canta in duo i suoi successi

4 Settembre 2020

Il cantautore ripercorre 30 anni di carriera con Rocco Hunt, J-Ax e altri

ROMA. Un salto indietro nel tempo che - allo stesso tempo - è un passo verso il futuro, o quanto meno nel presente della scena urban napoletana. Gigi D'Alessio, da sempre affascinato da ogni sfumatura della musica e poco propenso a dare definizioni e a mettere barriere, si è rimesso in gioco ancora una volta. Dopo aver duettato da Liza Minnelli a Guè Pequeno, è andato a ripescare nel suo vasto repertorio (dall'alto dei suoi quasi 30 anni di carriera) 15 suoi successi (la maggior parte del periodo '93-'98, quelli che gli hanno aperto le porte della popolarità), ha tolto loro un po’’ di polvere del tempo, li ha ri-arrangiati e affidati per farne duetti a giovani artisti napoletani come Clementino, Coco, Enzo Dong, Franco Ricciardi, Geolier, Lda, Lele Blade, Mv Killa, Rocco Hunt, Samurai Jay, Vale Lambo. Più le partecipazioni di J-Ax e dei Boomdabash. Il risultato è Buongiorno, il disco in uscita oggi, che oltre alle 15 hit (tra cui Annarè, Mon AMour, Como suena el corazón, Chiove, Di notte) contiene anche l'inedito Vint'anne fa. «La musica è incontro. Una donna nuda che diventa romantica con l'abito da sposa, rock con il giubbetto di pelle. E trap con i tatuaggi», dice D'Alessio parlando del suo nuovo progetto, un'idea nata un anno fa, ma messa da parte in vista di un tour mondiale che sarebbe dovuto partire a marzo, e poi ripresa in mano durante il lockdown. «Più che un album, si tratta di sedici singoli - racconta ancora il cantautore, «e a parte qualche riferimento alla lira, sono ancora attuali ed è come se li avessi scritti ora. Le canzoni non sono state sfregiate, non hanno perso il loro cuore, ho messo solo una cornice più moderna e tolto la patina del tempo che vi si era posata su». Nessuna paura di sembrare ridicolo, «io sono stato me stesso, non poteva che essere altrimenti, e il contrasto che ne deriva è forte ma piacevole», né di confrontarsi con il passato: «Senza, non esisterebbe il presente».
Il progetto è anche una sorta di rivincita, sociale e culturale, per Napoli e per gli artisti napoletani «troppo spesso oggetto di pregiudizi e preconcetti. Come è capitato anche a me a inizio carriera: sono partito da Napoli e poi ho fatto il giro del mondo 15 volte. Questi ragazzi sono un po’ sottovalutati, sono guardati con spocchia, ma sono dei veri talenti», sottolinea e non ce ne sarebbe neanche bisogno, dato che molti di loro frequentano già i gradini più alti delle classifiche radio e di vendita. Ma la musica napoletana come è passata dai neomelodici all'urban? «Quando si parla di neomelodici lo si fa in negativo, una sorta di ghettizzazione. Sono un neomelodico o sono un cantautore italiano nato a Napoli? Ecco, il successo della scena urban napoletana va nella stessa direzione: rapper e trapper che sono padroni della lingua napoletana».
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