Da Ipazia a Marie Curie, Nobel scippati e genialità oscurate

5 Marzo 2018

Rosalind Franklin non è l’unico caso di oscuramento del genio femminile. Spesso la misoginia ha cancellato dalla storia le donne sapienti. Una damnatio memoriae cui in anni recenti vanno rimediando...

Rosalind Franklin non è l’unico caso di oscuramento del genio femminile. Spesso la misoginia ha cancellato dalla storia le donne sapienti. Una damnatio memoriae cui in anni recenti vanno rimediando libri, film, spettacoli teatrali, siti web e, già dagli anni Settanta, gli women studies delle università americane, restituendo visibilità e meriti.
Se si guarda molto indietro, ecco Ipazia, filosofa, matematica e astronoma vissuta ad Alessandria d'Egitto nel IV secolo: fatta letteralmente a pezzi dai fanatici manovrati dal vescovo e futuro santo Cirillo (colpevoli anche della distruzione della biblioteca alessandrina), Ipazia è il simbolo dell’accanimento estremista religioso contro il genere femminile e la scienza.
Escluse dall’istruzione, spesso le donne presero la strada del convento per poter studiare: nel silenzio dei monasteri fiorirono geni come Rosvita di Gandershaim, badessa drammaturga del decimo secolo, Ildegarda von Bingen (1098-1179), filosofa, scienziata, musicista e autrice di poemi mistici, la poeta e teologa Juana Inés de la Cruz (1648-95), tra le voci più alte del Siglo de Oro. Saltando al Novecento, secolo in cui in Occidente è stato garantito, almeno formalmente, l’accesso delle donne all’istruzione, non mancano esempi clamorosi di discriminazione del genio femminile.
La scienziata Marie Curie fu respinta nel 1911 dall’Académie des Sciences nonostante i due premi Nobel. La fisica ebrea Lise Meitner, scopritrice del meccanismo della fissione nucleare, vide andare al chimico Otto Hahn il merito della scoperta e il Nobel del 1944. Jocelyn Bell svelò con Anthony Hewish la prima pulsar, ma il Nobel 1974 per la fisica fu assegnato solo a lui.
Precedentemente, l’astronoma Caroline Herschel (1750-1848), scopritrice di comete, ebbe un destino nell’ombra del fratello William, e l’oblio colpì pure la matematica Ada Lovelace (figlia del poeta Byron), autrice del primo algoritmo per macchine analitiche. E solo nel 2017 un film di Theodore Melfi, “Il diritto di contare”, ha tratto dal buio le brillanti scienziate afroamericane Katherine Johnson, Dorothy Vaughn e Mary Jackson che per la Nasa tracciarono le traiettorie dell'Apollo 11. (afu)