Dacia Maraini: «La casa a Pescasseroli? È l’ideale per scrivere»

Esce in libreria per Solferino “Anche i cani a volte volano”. L’autrice: «Gli animali ci insegnano candore, gratitudine e amicizia»
ROMA. Un libro doveroso in difesa degli animali dei loro spazi e dei loro diritti contro la tracotanza invasiva degli umani questa nuova pagine a del lavoro di Dacia Maraini, un volume in cui si alternano saggi, racconti e anche versi. Un libro come sempre profondamente “politico”, nel senso dell’impegno di una scrittrice che non ha mai separato l’opera scritta dall’agire quotidiano.
Un libro questo che è un profondo atto d’amore ma perché, come ripete più di una volta, teme di essere accusata di buonismo?
«La bontà si è trasformata in buonismo, cioè in un sentimento ridicolizzato e deprezzato. Io invece credo nell’importanza della bontà, ovvero in un sentimento di generosa attenzione verso l’altro, mi vedo accusata di buonismo. Ma questo succede in un mondo che ha scelto di esaltare la forza, il potere, il cinismo e l’indifferenza verso i più deboli e gli indifesi».
Anche i cani a volte volano è un libro politico che va contro la caccia, gli zoo, gli animali nei circhi. Ma c’è anche il bellissimo intervento sugli animali domestici in Ucraina. Non crede che la politica dovrebbe fare di più per evitare le inutili crudeltà?
«Qualcosa è stato fatto. Certe leggi, ma parlo dell’Europa e in genere dei paesi democratici, certe leggi per la protezione degli animali sono state fatte. Ma spesso non vengono applicate. Purtroppo le leggi possono fare poco, è la cultura di un popolo quella che cambia le cose. Ricordiamo che anche per la religione gli animali erano considerati privi di anima e quindi privi di sentimenti e di dignità. Erano più o meno simili a oggetti animati. La scienza nell’ultimo secolo ci ha invece spiegato che gli animali sono molto simili all’uomo, che provano sentimenti e passioni, che sanno amare e soffrire. Questo ha creato nuove consapevolezze e i giovani oggi stanno cambiando atteggiamento. Ma la cultura è lenta a cambiare nel profondo e ci vorrà tempo».
Gli animali hanno avuto grande importanza nella sua vita. Che cosa le hanno insegnato?
«Ho avuto cani, gatti, anche un cavallo e una papera e diversi piccoli uccelli, tenuti liberi in casa. Non ho mai comprato un animale, li ho sempre salvati dalla strada. Il cavallo per esempio era destinato a essere macellato e io l’ho portato in campagna pensando di dargli qualche settimana di pace prima che morisse. Era magro, pieno di croste. Invece, curato e nutrito e ben trattato, è vissuto altri dieci anni. Gli animali insegnano la spontaneità, il candore, la generosità e anche la gratitudine e l’amicizia».
Parla molto in questi scritti di due animali altamente simbolici come il lupo e l’orso. Cosa dobbiamo ancora superare per avere con queste meravigliose creature un rapporto equilibrato che vada oltre l’immagine millenaria?
«Per secoli si sono considerati l’orso e il lupo come terribili nemici dell’uomo. Basta pensare alle favole. L’orso forse meno perché non è del tutto carnivoro, vive molto di bacche e piante, ma il lupo è diventato proverbiale per la sua cattiveria. Pensiamo a Cappuccetto rosso e altre fiabe che lo annunciano come spietato predatore. È diventato perfino un aggettivo. Si chiama lupo un assassino che agisce nella notte, un aggressore nascosto nelle vie della città. E quindi chi uccideva più lupi era un eroe. Si deve pensare però che nei secoli scorsi ce n’erano tanti e facevano paura soprattutto ai pastori. Praticamente li abbiamo sterminati. Ora si contano sulle dita di una mano. E se non vogliamo che spariscano dalla faccia della terra dobbiamo difenderli e rispettarli. D’altronde tutti ormai sanno che l’equilibrio biologico e la biodiversità garantiscono la vita sulla terra. Dobbiamo imparare a convivere con gli animali, anche i più sgradevoli».
La sua casa a Pescasseroli ha un ruolo centrale in questo libro nel rapporto con la natura come l’ha scoperta e come la vive?
«Ero molto amica di Ettore e Gigliola Scola. Loro avevano una casa a Pescasseroli dagli anni Cinquanta e mi invitavano ogni anno ospite a casa loro. Così ho imparato a conoscere e apprezzare questo piccolo ma intenso paese in mezzo alle montagne, nel centro del Parco. Per anni ho affittato una casa vicino agli Scola, poi , avendo venduto quella di Campagnano, ne ho comprata una fuori dal paese in una zona boscosa e mi ci trovo molto bene, l’ideale per scrivere in pace».
A proposito di scelte lei è vegetariana come e quando ha fatto questa scelta?
«Mio nonno Enrico Alliata, inventore del buon vino siciliano Corvo di Salaparuta , era vegetariano. Ha scritto un libro sulla cucina vegetariana pubblicato da Flaccovio che ancora si continua a pubblicare. Mia madre lo era e lo sono diventata anch’io».
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