Dalla valle di Taranta all’Altare dello Stincone

14 Settembre 2018

Come una piccola Monument Valley dei vecchi western

La Majella è una montagna grande, una grande montagna, e per questo motivo a descriverla non si può fare a meno di usare superlativi. Cosa dire infatti della valle di Taranta se non che è bellissima, lunghissima, coloratissima in primavera-estate, bianchissima d’inverno, asperrima, dolcissima, profumatissima e superlativamente ammaliante? C’è poco altro, se non che è una lunghissima fenditura che incide per oltre sette chilometri il versante orientale della Majella, ed è splendida da camminare.
Partiamo da Lama dei Peligni e per il sentiero H4 raggiungiamo in poco più di un’ora e mezzo il Rifugio Tarì. In alternativa si può approfittare delle bellissima cestovia di Taranta che però quest’anno, per manutenzione, è rimasta chiusa. Fu inaugurata nel 1978 e dopo 40 anni è stata sottoposta a revisione straordinaria.
Dal rifugio Tarì si continua sul sentiero H4 in salita, ci si affaccia subito sullo splendido Vallone e lo si raggiunge attraversando un ghiaione bianco costellato di fiori profumati. Si prosegue ripidamente sul solco della valle tra faggi giovani, poi l’insenatura si apre e si restringe fino ad arrivare al cosiddetto “Vaduccio” 1600m, dove il sentiero si divide: H4 prosegue verso ovest e H6 sale nella valle Taranta.
Sul sentiero si incontra una fontana che funziona azionando una caratteristica pompa (1.800 m - 3,15 ore dalla partenza) e al di sopra un gradino di roccia da superare aiutandosi con delle corde fisse (passaggio facile).
Una volta superata la bella roccia la valle si apre, si distende morbida, sinuosa, accogliente e ci abbraccia con dossi verdi e imponenti rocce laterali. Allungando lo sguardo arriviamo al culmine con un ampio anfiteatro glaciale al centro del quale si erge un grosso bastione roccioso: una visione struggente, un trono biancastro, un altare comunemente conosciuto come Altare dello Stincone (2413m). Le innumerevoli formazioni rocciose ci immergono in un ambiente quasi fantastico, sembra di rivedere i film western di una volta, di essere in una piccola Monument Valley, insomma i pensieri si perdono, la fantasia prende il sopravvento e ci conduce, tra fioriture profumatissime, doline e cieli azzurri fino alla base dell’Altare che andiamo a salutare, approdando sul suo crinale sassoso e morbido. Sì morbido, fatto di sassi sottilissimi e piatti che si sgretolano sotto gli scarponi.
Ad agosto centinaia di stelle alpine ci tengono compagnia e arrivati in cima, contiamo la bellezza: le pendici del Monte Macellaro, la Valle ai nostri piedi, il Colle dell’Acquaviva, il piano Amaro e i suoi dossi, laggiù lontano il puntino rosso del Bivacco Pelino sul Monte Amaro.
Per la discesa i più tenaci potranno raggiungere la cima dell’Altare e chiudere l’anello con il sentiero H5 e H3.
Lo spettacolo del Piano Amaro e di tutta la parte sommitale della Majella è unica: durante le glaciazioni del quaternario era occupata da un enorme ghiacciaio a calotta che in continuo e lento movimento ha levigato le rocce conferendo alla montagna le forme ondulate di oggi.
Forme dolci per una montagna grande dai facili superlativi.
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