Dante e il cinema: dai kolossal a Fellini e Totò

14 Settembre 2021

Della Commedia il grande schermo preferisce l’Inferno, dal capolavoro del 1911 al film del 2016 dal romanzo di Dan Brown

Nell’anno di Dante Alighieri l’influenza del Sommo Poeta a 700 anni dalla morte, avvenuta la notte tra il 13 e il 14 settembre 1321, si evidenzia a tutto tondo. Se ne ripercorre l’eredità sul piano linguistico, letterario, filosofico e politico ma si indaga il suo lascito anche nella cultura di massa.
E l’eredità pop più ricca la possiede il cinema, superando fumetti e videogiochi: oltre una settantina di film, italiani e stranieri, live action o animati, dal primo Novecento a oggi, sono legati alla vita dell’Alighieri e alle sue opere, e tra queste la magna pars è riservata alla Divina Commedia. Con una predilezione per l’Inferno e i suoi dannati rispetto alle altre due Cantiche. È singolare, tuttavia, che nessun film abbia osato trasporre integralmente la Commedia dopo l’avvento del digitale nel cinema, con tutte le diavolerie messe a disposizione dalla computer grafica per tradurre sul grande schermo l’intero universo immaginato da Dante, Inferno, Purgatorio, Paradiso.
La fortuna del Sommo nella settima arte inizia già col cinema primitivo, con una prima pellicola del 1907, dell’americana Vitagraph, il cortometraggio di James Stuart Blackton “Francesca da Rimini”, protagonista con l’amato Paolo dei versi più toccanti del V canto dell’Inferno. Nel cinema muto di quegli anni troviamo altri celebri personaggi della Commedia: “Il conte Ugolino”, corto del 1908 di Giuseppe de Liguoro (Ugolino della Gherardesca citato nel canto XXXIII dell’Inferno) e “Pia Dei Tolomei” del 1910 di Gerolamo Lo Savio, dieci minuti ispirati al V canto del Purgatorio.
Le vicende di Ugolino e di Paolo e Francesca furono riprese in due film del 1949, rispettivamente di Riccardo Freda e Raffaello Matarazzo. Nel 1911 arriva l’opera che ancora oggi è la più completa e fedele trasposizione di un’intera Cantica dantesca, il capolavoro della Milano Films “L’Inferno”, di Francesco Bertolini, Adolfo Padovan, Giuseppe de Liguoro, recentemente restaurato dalla Cineteca di Bologna, primo kolossal della storia del cinema e prima pellicola in cui vengono impiegati effetti speciali, visivamente tra le incisioni di Doré e il cinema fantastico di Méliès.
Dopo il “Maciste all’inferno” di Guido Brignone del 1926, due anni dopo arriva sugli “La legge dell’amore” di David Griffith, trasposizione contemporanea della Francesca da Rimini, girata con due finali, per non far mancare il lieto fine. Anche il principe della risata si confrontò col genio del Sommo: Carlo Ninchi è Dante in “Totò al Giro d’Italia” (1948) di Mario Mattoli; ma soprattutto va citato “Totò all’Inferno” (1955) di Camillo Mastrocinque, in cui il disoccupato Antonio Marchi (Totò) tenta più volte il suicidio finché annega accidentalmente in un fiume e si ritrova all’Inferno, nel girone dei lussuriosi. Tra i maestri che hanno immaginato singole Cantiche o personaggi della Commedia senza realizzare il sogno ci sono Zeffirelli, Montaldo, Fellini, anche se l’influenza dantesca è evidente ne “La dolce vita”, col giornalista Mastroianni sorta di Virgilio nella vita romana. I primi otto canti dell’Inferno diventano videoarte nella miniserie tv “Dante’s Inferno” (1990) di Tom Phillips e del visionario regista pittore Peter Greenaway.
Passando ad anni recenti, l’Inferno cinematografico più famoso è quello dell’omonimo film di Ron Howard del 2016 dal romanzo di Dan Brown, con Tom Hanks che riprende il ruolo del professore di simbologia Robert Langdon, qui alle prese a Firenze col furto della maschera mortuaria di Dante e con il miliardario Zobrist, fanatico del Sommo, che vuol provocare un’epidemia di peste per fermare la sovrapopolazione. Da Dante e la Commedia si son fatti ispirare Vittorio Cottafavi (Vita di Dante), Manoel de Oliveira (La divina commedia), Woody Allen (Harry a pezzi), David Fincher (Seven), Lech Majewski (Onirica), Lars von Trier (La casa di Jack), il duo comico I soliti idioti Bigio-Mandelli (La solita commedia), Tra le produzioni recenti brilla la fiaba dark animata Pixar-Disney “Coco” (2017) di Unkrich e Molina, in cui Dante è il cane guida nella dimensione ultraterrena, nel Día de Muertos, del 12enne protagonista Miguel. Dovrebbe infine essere pronto entro il 2021 il "Dante" di Pupi Avati, con Alessandro Sperduti nei panni dell’Alighieri.