Del Giudice, una storia ambientata in un epico Sud
Il giornalista-scrittore torna in libreria con il romanzo “Il ragazzo che rubava le parole”
C’è un’epica nella narrativa di Antonio Del Giudice e, per parlarne, bisogna prima intendersi sulla parola, lasciandone perdere l’etimo. “Epos” infatti in greco significa, puramente e semplicemente, “narrazione”, ma qui la parola va intesa nel senso più corrente di “celebrazione”; di “mitizzazione”; di elevazione di una storia, generale o personale, in una sfera sospesa tra cronaca e affabulazione. Epica, dunque, in tal senso, del “suo” sud pugliese, in Del Giudice, autore (che è stato anche direttore del Centro, commentatore politico, saggista) originario di Andria dove si ambienta il nuovo romanzo, da poco in libreria, Il ragazzo che rubava le parole. Protagonista - nel quale è facile intravvedere, in parte, l’Autore da giovane - è Andrea, che nasce in una famiglia numerosa, abbastanza povera e che, dopo la fine delle Elementari, viene mandato in seminario a Bologna più per fargli avere un’istruzione che per confidare in una vocazione religiosa, la quale infatti non arriverà. Qualche anno dopo, ragazzino, viene rispedito a casa dai preti quale “avanzo di seminario”, sicché in paese da (quasi) “spretato di rientro”, dovrà riconquistarsi un’identità non facile. Eppure in quegli anni, tornato a respirare l’ossigeno della sua Puglia affacciata sull’Adriatico, dopo le nebbie bolognesi, Andrea prenderà coscienza di essere parte di un nucleo familiare che nel - pur non lucido - sforzo di cercarsi un posto al mondo, ha lottato per una identità, facendosi fascista. Fascista il padre, fascista soprattutto lo zio, entrambi gran lavoratori, di cuore, ma dentro camicie nere. Crescerà rispetto a loro, Andrea, in età e in consapevolezza, capendone di più il mondo e la lotta per la sopravvivenza, nelle forme proprie del brechtiano “tempo loro concesso” sopra questa terra. Ma qui bisogna fermarsi per lasciare ai lettori di scoprire pagina per pagina la storia di una vita, qual è quella del “ragazzo” di Del Giudice; in un libro che, come si sarà capito, è anche un romanzo di formazione. Cosa cercherà il giovane protagonista? Una risposta è già nel titolo: le parole; per appropriarsene, per interiorizzarle, per conservarle gelosamente quali chiavi di accesso a una presa di coscienza e a scelte professionali imperniate su di esse; Andrea se ne farà “ladro”, ma soprattutto amorevole custode.
Il ragazzo che rubava le parole verrà presentato domani alle 17 nella sala consiliare del Comune di Pescara. Ne parleranno, con l’autore, Vincenzo D’Aquino, Bruno Nacci, Peppe Ranalli; interverranno Luciano D’Alfonso e Carlo Masci. Modererà Marco Presutti. Letture di Mario Massari.
