DERIDO LE DONNE, MA LE AMO

22 Agosto 2017

Battista a Pescara: sono vicino all’Abruzzo per mille motivi. Uno? Gli arrosticini

PESCARA. Dei «mille motivi, non solo drammatici, per sentirsi sempre vicini all'Abruzzo e agli abruzzesi» quello degli arrosticini, «eccezionali», per Maurizio Battista è tra le priorità. Il comico romano (Zelig, Battistology) giovedì 24 sarà al teatro D'Annunzio di Pescara col nuovo spettacolo “Che sarà? Bo!”, organizzazione Alhena Entertainment, biglietti in vendita nei circuiti TicketOne e Ciaotickets. Battista si racconta al Centro, al telefono, mentre gira per Roma, San Giovanni, il quartiere dov'è nato, dove abita «e dove morirò», dichiara convinto.
Battista, per lei il sentimento di appartenenza è una cosa seria.
Non vedo il motivo per cui dovrei andarmene da San Giovanni. Molti artisti appena fanno due soldi vanno ad abitare a Roma Nord, Tor di Quinto-Collina Fleming, Cortina d'Ampezzo... La mia è una scelta, a volte condizionata dalle amicizie. Non mi servono conoscenze per lavorare. A me serve il pubblico, la gente per farci insieme due ore e mezza di risate.
E a quanto pare funziona.
Certo che funziona, racconto la quotidianità di tutti, non vengo in veste da marziano a fare politica o a parlare come un santone, non sono un fenomeno da baraccone. In quello che racconto c'è verità, genuinità. Non fingo di essere un artista. Sono un comico, ho sempre sognato di fare questo, sono sempre me stesso nel male e nel bene, rido e piango insieme alla gente. Umilmente, questo si chiama talento, è un dono. Il talento non lo puoi bloccare, quando c'è. Vedi Totti e Del Piero.
Una fortuna per lei, dice quello che pensa e la pagano pure. Ma perché prende di mira le donne? Nei suoi sketch ama portare all'eccesso i comportamenti femminili.
In realtà quello che dico non lo penso. Le donne le amo, so bene il loro valore, l'importanza che hanno nella famiglia. Ho avuto tre mogli, ho due figlie femmine e porto il nome di mia madre tatuato, Anna. Parlo di costume e le donne fanno parte di questo. Ci scherzo tanto. Nei miei spettacoli chiudo sempre con una poesia dedicata a mia madre morta troppo presto, a 41 anni.
Non è un bel momento per le donne, sempre più spesso vittime di violenza e abusi. Cosa pensa al riguardo?
Non è un bel momento per il mondo, per le categorie più deboli. Quei delinquenti responsabili di abusi e violenze andrebbero puniti in due settimane e non in 3, 4 anni. In tutto quel tempo possono ucciderne molte altre e fare una strage. Ma la legge è zoppa. Ci vuole più severità, la giustizia è lenta e ingiusta.
Dice di aver sempre sognato di fare cabaret, ha cominciato da ragazzo ed esordito in tivù (Fantastico) ormai trentenne.
Ho avuto una vita parallela, fin da piccolo ho lavorato nel bar di famiglia e poi nel mio, alla Piramide Cestia. Dopo la chiusura, la sera, mi ritagliavo del tempo per fare le prove, la passione non la fermi. Niente di trasgressivo, ma la mia prima moglie, impiegata alle Ferrovie, non lo capiva. Bisogna seguire le passioni, dargli sfogo. Se i figli hanno delle inclinazioni dobbiamo aiutarli a coltivarle, i sogni vanno caldeggiati, il cuore va ascoltato.
“Che sarà? Bo!”, titolo del suo show, è un evidente rimando alla canzone del Sanremo del 1971 dei Ricchi e Poveri. Perchè?
Non si tratta mai di un nuovo spettacolo ma dello stesso brogliaccio in aggiornamento continuo in base a quanto accade intorno, analizzo scorci di vita quotidiana con disinvoltura, senza annoiare.
Contento di tornare in Abruzzo?
Sempre volentieri. Quest'estate l'ho percorso in lungo e largo già 5 volte. Ci venivo anche da ragazzo, mi piace la montagna. Peccato che non interessi a nessuna delle mie mogli ...