Di scena in Abruzzo l’integrazione secondo Aldrovandi

TERAMO. Riflette sull’integrazione in Europa degli immigrati di seconda e terza generazione, oltre a elaborare il rapporto dell’Occidente con il terrorismo islamico, lo spettacolo teatrale “Assocerò...
TERAMO. Riflette sull’integrazione in Europa degli immigrati di seconda e terza generazione, oltre a elaborare il rapporto dell’Occidente con il terrorismo islamico, lo spettacolo teatrale “Assocerò sempre la tua faccia alle cose che esplodono”, diretto da Vittorio Borsari e tratto dall’omonimo testo del giovane e talentoso drammaturgo Emanuele Aldrovandi. Il lavoro, prodotto da Chronos3 col sostegno di Kilowatt Festival, va in scena questo fine settimana in tre piazze abruzzesi, proposto da Acs Abruzzo e Molise Circuito Spettacolo. Appuntamento stasera alle ore 21 al teatro Comunale di Teramo, domani al teatro De Nardis di Orsogna (ore 21) e domenica 9 allo Spazio Nobelperlapace (ore 18) a San Demetrio Ne' Vestini dell’Aquila nell’ambito della 13ª edizione di Strade.
Con un approccio a volte empatico a volte concettuale sulle dinamiche sociali del multiculturalismo nell’Europa contemporanea, il tema di “Assocerò sempre la tua faccia alle cose che esplodono” è declinato da vari punti di vista: c’è chi discrimina, chi parte come foreign fighter, chi cerca di integrare/integrarsi, chi sfrutta, chi è sfruttato, chi approfitta della situazione, chi sceglie la violenza. Gli attori Isabella Niloufar Picchioni, Petra Valentini, Massimo Scola e Paolo Bufalino cercheranno di fare chiarezza con ironia e originalità sui misteri che circondano archetipi e luoghi comuni.
Scrive Borsari nelle note di regia: «Il racconto teatrale che immaginiamo si scandisce a quadri, sul modello di “Terrore e miseria nel terzo Reich” di Brecht, con l’idea però che alcuni personaggi possano tornare nei diversi quadri in modo da creare collegamenti o cortocircuiti. L’obiettivo è esplorare il mistero che circonda questi fatti contemporanei, approfondendone le dinamiche sociali, ma soprattutto le strutture tragiche e archetipe». L’autore del testo, il 34enne drammaturgo, sceneggiatore e regista reggiano Emanuele Aldrovandi, è già autore di una dozzina di pièces in meno di 10 anni. Laureato in filosofia e in lettere, si è fatto conoscere nel 2013 vincendo il più importante riconoscimento italiano per drammaturghi emergenti, il Premio Tondelli, con “Homicide House”, e ha poi conquistato altri autorevoli premi teatrali, il Pirandello per “Felicità”, il Fersen con “Il Generale”, il Mario Fratti e il Premio Hystrio per “Farfalle”. Così riflette a proposito del testo in scena in Abruzzo: «Non si può parlare di cosa significa essere europei senza parlare dei sogni delle seconde e delle terze generazioni di immigrati. Non si può parlare dei sogni delle seconde e delle terze generazioni di immigrati senza parlare delle difficoltà d’integrazione. Non si può parlare delle difficoltà d’integrazione senza parlare del terrorismo di matrice islamica. Non si può parlare del terrorismo di matrice islamica senza parlare della politica coloniale degli Stati europei. Non si può parlare della politica coloniale degli Stati europei senza parlare di cosa significa essere europei. Questo spettacolo parla di queste cose, della difficoltà di viverle e della difficoltà di parlarne».
