Disastro Rai, perso il primato degli ascolti

6 Novembre 2023

Malissimo Pino Insegno e Nunzia Di Girolamo, in calo tutti i Tg, mentre sui canali concorrenti gli “ex” fanno faville

PESCARA. Da top a flop: la nuova Rai sembra sempre più in crisi e neanche il successo delle varie fiction possono nascondere una stagione iniziata come un incubo. La tv di Stato targata centrodestra annaspa, perde migliaia di spettatori e all’orizzonte non sembra esserci cura che possa fermare l’emorragia. Tra telegiornali sempre meno seguiti e quiz che non decollano, la Rai sprofonda inesorabilmente: per la prima volta, la tv pubblica viene sorpassata da Mediaset. È successo altre volte, ovvio, ma mai così ripetutamente. Le tre reti del Biscione superano infatti i tre canali di Stato, con Rai 1 che rimane il canale più visto solo per un soffio. Il fallimento della Rai meloniana è dunque certificato dai numeri terribilmente al ribasso e il futuro non sembra essere roseo. Anche un ritorno di Massimo Giletti, infatti, non potrà fare chissà che miracolo.
Sembra aver avuto ragione, dunque, chi prevedeva un rovinoso tracollo dopo le polemiche dei cambi di conduttori e poltrone, con le fughe dei grandi nomi verso altri lidi. Palinsesti ribaltati, direttori e conduttori amati sostituiti con altri, tg svuotati, nuovi volti che non sfondano: i vertici di viale Mazzini stanno pagando decisioni a dir poco avventate.
I DATI AUDITEL
A mettere il dito nella piaga un commentatissimo articolo uscito su La Repubblica, basato sull’elaborazione dei dati Auditel fatta dello Studio Frasi. Stando ai risultati resi noti, Mediaset avrebbe avuto la meglio sulla Rai nell’arco dell’intera giornata, totalizzando il 38,45% di share contro il 35,37% di mamma Rai, nelle prime settimane della stagione autunnale (calcolata fino al 28 ottobre). Tra i 200mila e i 250mila gli spettatori complessivi che avrebbero abbandonato i canali Rai. L’allarme riguarda soprattutto la prima serata, dove il Biscione supera di un punto la Rai, che nella fascia oraria ha perso quasi 400mila spettatori e viene salvata soltanto dalle fiction. Che però, a dire il vero, sono quasi tutte nuove stagioni di titoli già di successo in anni precedenti.
I TG IN CADUTA LIBERA
Il fallimento generale rischia anche di scatenare la rivolta delle redazioni giornalistiche: se il Tg3 cala di poco (12,97% di share), il Tg1, pur restando in testa, perde più di un punto e mezzo (circa 415mila spettatori) e il Tg2 si inabissa, crollando al 5,54%. Per questo, la redazione e si è scagliata contro il pessimo traino del Mercante in fiera, il game show fortemente voluto per dare una conduzione a Pino Insegno, fedelissimo di Meloni: con il 2% di share e un calo in termini di audience di ben 24,8% (nonostante la trovata disperata dei concorrenti vip), ormai è il flop più famoso.
I FLOP DELLE TRE RETI
A questo simbolo della decadenza Rai vanno aggiunte le altre scommesse sonoramente perse. Caterina Balivo con La volta buona, programma lanciato con grande battage pubblicitario, va sotto di due punti rispetto al suo predecessore, Oggi è un altro giorno di Serena Bortone. A quest’ultima, comunque, non va tanto meglio: dopo essersi seduta nella bollente poltrona lasciata libera da Massimo Gramellini nel weekend, il suo Chesarà boccheggia, e neppure Monica Maggioni raggiunge i numeri che aveva Lucia Annunziata con In mezz’ora. Agorà, in mano a Roberto Inciocchi, voluto dal centrodestra al posto di Monica Giandotti, è in caduta libera con meno 5,7%.
Ma i numeri peggiori arrivano con Avanti popolo, il programma condotto da Nunzia De Girolamo, che ha il primato del meno visto in assoluto tra tutti i canali il martedì sera, con il 2,7%. E c’è pure l’aggravante dei costi: il talk della De Girolamo costa 200mila euro a puntata, contro i 40mila spesi da Berlinguer la passata stagione.
L’ESODO SULLE ALTRE RETI
Il tutto mentre alcuni ex volti simbolo della Rai, Fabio Fazio, Bianca Berlinguer e Massimo Gramellini su tutti, fanno scintille su Nove, Rete 4 e La7. «Il cambiamento voluto dal nuovo corso non funziona», commenta Francesco Siliato, media analyst dello Studio Frasi, «far andar via Fabio Fazio o Bianca Berlinguer senza avere sostituti all’altezza si sta rivelando un boomerang. Avanti popolo come ascolti vale quasi la metà di CartaBianca. Stanno facendo una tv più vecchia di quella che c’era prima. Hanno indebolito la presenza di bravi conduttori per premiare gli amici. E il risultato, purtroppo, si vede».
Risultati che si riflettono anche sul web. Sì, perché alla “povera” Rai del nuovo corso è andata male anche sui social: il gesto assai poco elegante di non “restituire” i profili social della trasmissione Che tempo che fa a chi li aveva di fatto creati e fatti crescere non ha affatto impedito al programma di Fazio di essere il più commentato della serata, con oltre 364 mila interazioni. Un risultato ottenuto grazie alla strategia vincente di chi ha curato i nuovi profili, ripartiti da zero, che sono riusciti a catturare vecchi e nuovi seguaci (oltre un milione quelli recuperati in pochi mesi).
LA REAZIONE IN RAI
La Rai comunque non ci sta a incassare la sconfitta e nei giorni scorsi ha rilasciato una nota di fuoco: «Rispetto a quanto riportato da alcuni organi di stampa in maniera platealmente distorta, in relazione ai dati di ascolto, la Rai specifica che le tre reti generaliste Rai – dal primo al 28 ottobre – hanno fatto registrare il 31,2% di share in prima serata e il 29,6% di share nell'intera giornata, rispettivamente con un più 5,5% e un più 3,1% rispetto alle tre generaliste Mediaset». «Pur riconoscendo la diminuzione della platea tv complessiva», continua, «si omette di dare il giusto rilievo alla fruizione non lineare della Tv e al peso crescente assunto da RaiPlay». «Fin qui i dati, che sarebbe stato sufficiente leggere con onestà intellettuale», conclude la nota. «Stupisce che tali giudizi siano rilasciati da esperti dello Studio Frasi che, dallo scorso mese di giugno, non ha più un contratto attivo con la Rai».
L’impressione è che sui numeri si continuerà a dibattere a lungo ed è facile immaginare una lente d’ingrandimento sui dati d’ascolto nei prossimi mesi.