Docufilm sulla vita di Achille Lauro

Da stanotte su Prime “Ragazzi madre – l’Iliade”, storia di un artista camaleontico
MILANO. Dieci anni di storia di vita, dalle origini all’affermazione nel panorama musicale italiano e oltre, dalla periferia romana al palco di Sanremo. Achille Lauro si racconta senza veli in “Ragazzi madre – l’Iliade”, il suo docufilm disponibile dalla mezzanotte di ggi su Prime Video, partendo dalla sofferta ma ferma decisione, a soli 13 anni, di seguire il fratello maggiore fuori di casa, vivendo appieno la sofferenza di chi si sentiva «nessuno», le ferite, la voglia di cambiamento e la rivalsa attraverso la musica, usata come ariete per sfondare il muro del silenzio. Per Achille Lauro, all'anagrafe Lauro De Marinis, 33 anni, la musica ha rappresentato fin dall'infanzia il bisogno viscerale di esprimere se stesso, e la scrittura è stato lo strumento salvifico che lo ha traghettato verso l’esplorazione dei suoi personali mondi musicali. Un cocktail dolce amaro, potente, “Ragazzi madre – l’Iliade”, parte da una serie di psichedeliche immagini in bianco e nero, voci di dolore, fame di vita, di chi è cresciuto tra i pregiudicati dei palazzoni vissuti dai ragazzini soli come «padri». Lauro racconta la vita di chi si ritrova senza scelta, tra droga, fame e delinquenza, mondi che i suoi occhi azzurri hanno visto da vicino, e dai quali spiega di aver avuto paura di essere fagocitato. Lui però una scelta la ha fatta, votare la sua vita a ciò che ha sempre amato: la musica. Nel docufilm ci sono le voci di suo fratello, degli amici e fratelli della crew con cui musicalmente è cresciuto e si è affermato. Genio e sregolatezza, le sue doti artistiche lo hanno guidato a una carriera in cui generi diversi si sono fusi e sono stati sperimentati, portandolo a più traguardi e a calcare in più vesti il palco di Sanremo. Da protagonista del mondo urban-street, il camaleontico Lauro si è trasformato in icona glam, punk-rocker, pop star e autore in grado di demolire ogni stereotipo, pronto a rinnovarsi e a muoversi tra generi ed epoche differenti nel mondo della musica, del fashion e dell’arte, fino a diventare un imprenditore di successo. «Quando mi sono accorto che tutto funzionava, ho iniziato io stesso a organizzare eventi, invitando ospiti di successo perché il mio nome fosse associato al loro», ha raccontato Lauro. Il docufilm mostra minuti e minuti di video inediti, ripresi negli anni, come la nascita di “Rolls Royce”, la hit che lo ha portato al’Ariston la prima volta. Il volto del ragazzino con i capelli che da biondi diventano azzurri, rosa, e i tatuaggi sul viso che diventa la tela su cui dipingere la narrazione della sua storia artistica. «Con questo documentario si apre e si chiude un cerchio, un percorso di 10 anni di musica e dischi totalmente diversi, Sanremo, ora è il momento di aprirne uno nuovo», ha spiegato il cantautore, «partirò per gli Stati Uniti dove resterò sei mesi, per vivere l’America e sperimentare con altri artisti». Sempre vicino ai ragazzi, tra le case famiglia e le scuole, Lauro ricorda l'importanza del fallimento che «è alla base di tutto, cosa a cui i ragazzi italiani non sono più abituati».
