Dondero amico dell’Abruzzo

Il grande fotoreporter scomparso era di casa nella regione
FERMO. Aveva fotografato letteralmente di tutto con la sua fedele Leica Mario Dondero, morto, domenica sera, a Fermo, dove viveva da tempo, ad 87 anni. Ha immortalato scrittori, ma è stato anche sui fronti di guerra con intensi reportage e anche la gente comune, senza disdegnare di registrare le immagini del battesimo della figlia di amici. Si era occupato anche di Abruzzo, Dondero. Nell’estate dell’anno scorso aveva partecipato al festival fantiano “Il dio di mio padre”, a Torricela Peligna, per presentare il libro “Dove comincia l’Abruzzo” di Maurizio Silvestri e Paolo Merlini, con le sue fotografie. Nel 2013, invece, era stata organizzata una mostra di sui scatti a Civitella del Tronto.
Nato a Milano nel 1928, ma di origini liguri, Mario Dondero era considerato una delle più originali figure del fotogiornalismo contemporaneo. Partigiano in Val d'Ossola, poi giornalista e fotografo, aveva collaborato all'inizio degli anni Cinquanta con una serie di quotidiani e periodici. A Milano era legato al cosiddetto gruppo dei Giamaicani, i frequentatori del bar Giamaica. Poi il trasferimento in Francia dove ha scattato una delle sue foto più celebri: il gruppo degli scrittori del Nouveau Roman, a Parigi nell'ottobre del 1959 davanti alla sede dell'Editions de Minuit. Davanti al suo obiettivo Nathalie Sarraute, Samuel Beckett, Alain Robbe-Grillet, Claude Mauriac, Claude Simon, Jerome Lindon, Robert Pinget, Claude Ollier.
Impegnato politicamente e civilmente e sempre mosso da un'estrema curiosità, si era mosso anche sui fronti di guerra, a Kabul, in Africa (Marocco e Algeria), aveva fotografato anche la Sorbona occupata dagli studenti. Fra i tanti reportage anche uno sui nuovi italiani, stranieri che avevano trovato fortuna e integrazione nel nostro paese, dal medico, all'insegnante di danza, dall'artigiano, alla studentessa. Da anni viveva a Fermo, nelle Marche, regione di cui si era innamorato, prima insieme alla moglie francese, morta qualche anno fa e sepolta in Italia, poi circondato dall'affetto di tanti amici. Lascia due figli grandi che vivono all'estero.
Mario Dondero», ha detto Dario Franceschini, ministro dei beni culturali, «ha documentato oltre mezzo secolo di storia mondiale con uno sguardo che dal particolare si è sempre esteso all’universale tenendo ben fisse nell’obiettivo le sofferenze umane».
I suoi funerali si svolgeranno, domani, a Fermo. La camera ardente si terrà a partire dalle 9 nella Sala dei Ritratti nel palazzo comunale, che ospiterà alle 14.30 i funerali. Poi la salma sarà trasportata al cimitero di Fermo e sepolta a terra. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

