Due interpreti internazionali per le Sonate di Beethoven

L’AQUILA. Capolavori beethoveniani nelle mani di due fra i migliori interpreti del mondo. L’occasione è offerta dalla stagione della Società aquilana dei concerti “Bonaventura Barattelli” che domani...
L’AQUILA. Capolavori beethoveniani nelle mani di due fra i migliori interpreti del mondo. L’occasione è offerta dalla stagione della Società aquilana dei concerti “Bonaventura Barattelli” che domani all’Auditorium del Parco dell’Aquila, ore 18, propone l’esecuzione integrale delle cinque Sonate per violoncello e pianoforte di Ludwig van Beethoven con due straordinari interpreti di livello internazionale: il violoncellista Nicolas Altstaedt e il pianista Alexander Lonquich.
Di origine franco-tedesca Nicolas Alstaedt è uno dei musicisti più richiesti al mondo, con una non comune capacità di spaziare , dalla musica antica a quella contemporanea, suonando su strumenti d’epoca e moderni. Ha ricevuto numerosi premi internazionali ed è un punto di riferimento per l’esecuzione al violoncello di molti autori fra i quali certamente Beethoven. Si esibisce a L’Aquila per la prima volta. È un gradito ritorno invece quello del pianista Alexander Lonquich che spesso si è esibito per la Barattelli sempre con programmi intensi e innovativi. Se il nome riporta alle sue origini tedesche, in realtà Alexander Lonquich è cittadino italiano con residenza e famiglia a Firenze. La sua carriera inizia nel 1977 con la vittoria del prestigioso Concorso Casagrande dedicato a Schubert. Da allora ha intrapreso un percorso artistico come pianista e direttore che lo ha portato a esibirsi nei migliori teatri del mondo.
La scelta del programma è all’altezza dei due eccezionali musicisti. Infatti, eseguire le 5 Sonate scritte da Beethoven per violoncello e pianoforte in un unico concerto e in ordine cronologico è un’impresa che pochi interpreti possono permettersi. Le 5 sonate rappresentano tre fasi creative differenti dello stile beethoveniano, a partire dalle prime due dell’op. 5 del 1796/’97 che liberano la linea melodica del violoncello dal solo ruolo del basso continuo. Si ha poi la celebre op. 69 del 1807/1808 dedicata da Beethoven a un suo amico e mecenate, un lavoro di maturità meno virtuosistico ma più ricco di elementi melodici. Infine nel 1815 arrivano le due grandi sonate dell’op. 102. La prima non è la più lunga ma certamente la più “eroica”; la seconda è carica di tensione e contrasti e chiude con una sontuosa Fuga finale, certamente una delle pagine più impegnative dal punto di vista tecnico e interpretativo di tutto il XIX secolo.
