Débâcle in Rai, tremano i palinsesti

8 Novembre 2023

Insinna forse all'Eredità al posto di Insegno. Stop a Liberi tutti, in bilico Avanti Popolo

PESCARA. I vertici della Rai passano al contrattacco sui temi caldi del momento, mentre si diffondono voci su possibili aggiustamenti in corsa del palinsesto, dopo i deludenti risultati di alcune trasmissioni lanciate dalla nuova gestione di Viale Mazzini. A partire dalla conduzione dell’Eredità, seguitissimo programma (finora) del preserale di Rai1, oltre che efficace traino per il Tg1, che sembrava destinata da gennaio a Pino Insegno e ora, dopo le difficoltà riscontrate dal suo show Il mercante in fiera su Rai2, potrebbe essere affidata di nuovo a Flavio Insinna. Nel toto-conduttore anche il nome di Marco Liorni, forte del successo di Reazione a catena nella stessa fascia. Niente di deciso, assicurano dalla Rai: si valuterà tutto entro novembre.
Nessuno stop, per il momento, per Avanti popolo, il talk guidato da Nunzia De Girolamo che sembra non voglia decollare. Anche qui, si tireranno le somme, ma a Natale. Non è in discussione neanche Report, nonostante gli attacchi dei partiti di centrodestra, che hanno imposto la convocazione del conduttore Sigfrido Ranucci in Vigilanza, con un voto che secondo l'opposizione costituisce un'intimidazione. La commissione di vigilanza, dice il capogruppo Pd Stefano Graziano «non può essere utilizzata come una clava». «Il tema reale è che non la Rai nel suo complesso che non guadagna share. La mancanza di share porta meno pubblicità e l'aumento dell'indebitamento». Rincara la dose anche il M5s, che come il Pd contesta le modalità della convocazione: «Mentre la situazione della Rai, tra sprechi, flop di ascolti, addii illustri, perdita di identità, incertezza sulle risorse, è sempre più preoccupante, la Destra non sa fare altro che convocare in vigilanza Sigfrido Ranucci per vendicarsi della puntata su Silvio Berlusconi. Davvero non si rendono conto che stanno picconando il servizio pubblico?», aggiunge Dolores Bevilacqua (M5s).
Tornando ai palinsesti, si ferma dopo solo tre puntate Liberi tutti!, il nuovo format con Bianca Guaccero ispirato alle escape room, che in prima serata su Rai2 ha oscillato tra il 2 e il 3% di share. Risultati scarsi «anche a causa dello scenario fortemente competitivo del lunedì sera», dicono in Rai. In ogni modo, solo a fine anno si faranno le verifiche sui palinsesti.
«Questa narrazione degli ascolti che vanno male è alimentata dai giornali e da fonti interne: io mi sentirei di dire che non c'è, che dobbiamo rivedere alcune cose ma che nel complesso siamo soddisfatti», sottolinea l'ad Roberto Sergio, in audizione alla Camera. «Tutti i programmi in prime time o nell'intera giornata vanno bene. Ogni settimana la Rai ha centinaia di programmi e ci stiamo focalizzando su quattro o cinque di questi».
«Non possiamo giudicare i programmi dopo due puntate: gli ascolti si giudicano sulla base delle abitudini nel tempo e il tema vero è costruire l'abitudine alla fruizione», aggiunge il dg Giampaolo Rossi, che parla di «dibattito surreale».
Intanto in cantiere per gennaio c’è qualche novità, come quella di Massimo Giletti, che dovrebbe condurre alcune serate speciali a inizio 2024, prima di mettersi al timone, probabilmente da aprile, di un programma giornalistico per Rai1. Le celebrazioni per i 100 anni della Radio e i 70 anni della Tv coinvolgeranno Renzo Arbore con un format su Rai2 e Pippo Baudo e Giovanni Minoli su Rai3. Dopo l’addio di Corrado Augias, potrebbe esserci spazio su Rai3 per Alessandro Baricco.
A preoccupare Viale Mazzini anche il taglio del canone da 90 a 70 euro, anche se in realtà è già compensato dai 420 milioni in più stanziati per il prossimo anno e forse anche per i due successivi. Sergio, che dovrebbe portare a breve il piano industriale in consiglio di amministrazione, lancia l'allarme sull'adeguatezza delle risorse. «Se dei 70 euro di canone a noi ne arrivano solo 58, perché gli altri 12 vanno ad altri soggetti», afferma l'ad, «significa non avere risorse sufficienti per fare un piano industriale di sviluppo invece che di ristrutturazione». «Fa bene l'ad a denunciare che la Rai non ha risorse sufficienti», aggiunge l'Usigrai. «Ora però è indispensabile fare ogni atto possibile a tutela del patrimonio aziendale».