Ecco Battiato compositore classico Escono due opere degli anni ’70

È un Battiato che non ci si aspetta quello svelato da “Sentieri selvaggi plays Franco Battiato”, dove l’ensemble milanese ripropone due composizioni del periodo classico dell’artista siciliano, con l’...
È un Battiato che non ci si aspetta quello svelato da “Sentieri selvaggi plays Franco Battiato”, dove l’ensemble milanese ripropone due composizioni del periodo classico dell’artista siciliano, con l’ambizione di farlo riscoprire, o meglio, scoprire, a chi ignora questo aspetto della sua poliedrica carriera.
Un lato, quello di compositore, che Battiato sperimentò a metà degli anni 70. «Io sono sempre stato un musicista che ama il suono e non l’idea del suono» diceva l’artista in quella sera del 2009, quando Sentieri Selvaggi propose le sue 2 composizioni “L’Egitto prima delle sabbie” e “Sud afternoon”. E, a proposito del primo, l’unico di cui ci fosse la partitura, Battiato spiegava che «questo brano a poco a poco esclude i pensieri, per creare uno stato sonoro che non esprime altro che se stesso, e per far questo devi avere una passione sfrenata per il suono».
Quella che aveva lui quando si trovava «ad armonizzare alla maniera greca, nell’abbandono del tempo e della personalità, viaggiando nel suono per mete sconosciute. Questo facevo, poi fortunatamente», scherzava, «ho cambiato registro e iniziato a guadagnare soldi». Eppure, secondo il direttore artistico di Sentieri Selvaggi Carlo Boccadoro, Battiato «si sentì isolato e poco preso sul serio come compositore». Ecco perché, quando l’ensemble milanese gli propose una serata monografica sulla sua musica, lui «all’inizio fu perplesso, ma poi ci diede una mano partecipando alle prove». Eseguire quei pezzi non fu facile perché «le sue partiture classiche erano scomparse da 40 anni, nessuno sapeva dove fossero a parte “L’Egitto prima delle sabbie” che i pianisti si passavano in maniera carbonara, mentre tutto il resto era disperso perché lui buttava tutto». Per ricostruire “Sud Afternoon”, registrata nel 1977, fu necessario lavorare con gli schizzi della partitura e con l’incisione, fino alla prima esecuzione assoluta, il 9 giugno 2009, in un piccolo teatro milanese. «Un concerto mitico, di cui tutti parlano e che nessuno ha sentito», dice Boccadoro, raccontando come, non aspettandosi le migliaia di richieste poi arrivate, quella sera avessero organizzato una sola esecuzione, poi diventata un doppio concerto, con in sala musicisti come Chailly. «Un’occasione felice», chiosa il pianista, «in cui Franco si è sentito legittimato come autore classico di musica contemporanea». «Questo progetto», aggiunge Filippo Del Corno, cofondatore di Sentieri Selvaggi ed ex assessore alla cultura di Milano, «è un seme per un nuovo interesse per il lavoro compositivo di Battiato, che non era epigono di nessuno» e che aveva come riferimenti il minimalismo americano di Steve Reich e John Cage. Anche se «ho sperimentato di persona la fortissima resistenza ad accettarlo come compositore di classica», Boccadoro è sicuro che «la musica di Battiato vincerà anche questo pregiudizio». Anche grazie al lavoro di Sentieri Selvaggi, che con Universal rende disponibili in digitale i nastri rimasterizzati della serata milanese e ha in programma di pubblicare altre partiture. E che lancia una sfida agli enti lirici affinché riprendano opere come “Genesi” e “Gilgamesh”. «Con i tempi della musica classica che, diceva Berio, ha la velocità delle montagne», conclude Boccadoro, «prima o poi vedremo molti concerti e dischi con le musiche di Battiato, come è giusto che sia».
