Ecco Tosca con Morabeza tour «Allacciate le cinture, si parte»

Due concerti della cantante al Festival di Mezza Estate a Tagliacozzo «Viaggeremo sulle note di varie etnie. Non vaccinarsi è fermarsi»
TAGLIACOZZO. Emozioni e sonorità uniche al Festival di Mezza Estate di Tagliacozzo con Tosca e il suo Morabeza tour. Sarà un vero e proprio viaggio quello che questo pomeriggio alle 18.30 e poi di nuovo in serata alle 21.30 Tosca farà fare a quanti arriveranno al chiostro di San Francesco per ascoltarla. Il progetto dell’artista romana, prodotto e arrangiato da Joe Barbieri, ha canzoni originali, rivisitazioni in chiave attuale di classici della musica dal mondo, brani della tradizione che le permettono di giocare con la sua voce in quattro lingue e di intrecciarla con quella di grandi artisti che ha avuto il piacere di conoscere o di ritrovare.
Il maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, direttore artistico dell’evento, ha voluto averla a Tagliacozzo perché «Tosca si inserisce perfettamente nello spirito di eleganza del Festival».
Da “Vorrei incontrarti tra 100 anni” al teatro e alla ricerca musicale: chi è oggi Tosca?
«Tosca è “presente”, che poi present in inglese vuol dire regalo. Mi sento molto legata al regalo di vivere. Vedo tante proiezioni in futuro, ma non vedo mai un’esaltazione del presente, condiviso come qui e ora. Questa è la cosa che mi esalta di più, la costruzione e la condivisione, ma anche il godimento di quello che uno ha. Il mio regalo è intriso di passato e di futuro che continua a stupirmi».
La ricerca musicale è fondamentale nella sua carriera, com’è nata questa passione?
«Viene dalle radici più semplici. Io ero una bambina curiosa, mia nonna è nata in America da genitori emigrati, poi è tornata in Italia. Ha vissuto l’emigrazione al contrario, è tornata senza aver fatto fortuna. Il territorio ti riaccoglieva in maniera ostica. Lei è stata zitta per un anno e ha insegnato a me e ai miei cugini l’importanza dell’accoglienza. Eravamo piccole e c’era una bambina figlia di un diplomatico francese con la quale nessuno voleva giocare perché era a suo modo “diversa”. Anche io la isolavo fino a quando mia nonna se ne accorse e mi disse che non immaginavamo la bellezza di conoscere quello che mangiava, con cosa giocava, come parlava. Alla fine divenne la nostra migliore amica. Da lì si è aperto un mondo per me, perché ho iniziato a vedere l’altro in modo diverso. Un musicista durante il lockdown era fermo e ha deciso di arruolarsi sulle navi della Croce Rossa per portare sollievo ai migranti in Sicilia. Ci sono dei racconti di condivisione musicale fantastici e delle emozioni uniche che è riuscito a vivere con loro. Non vedo l'ora di conoscerlo e farmi raccontare tutto».
A Tagliacozzo porterà il Morabeza Estate 2021, cosa deve aspettarsi il pubblico che verrà ad ascoltarla?
«Uno spettacolo simile a un viaggio in musica e chi verrà dovrà allacciarsi le cinture e fare questo viaggio con noi. Un mix di varie etnie, un vero percorso. Le sonorità cambiano in base al paese dove approdiamo e quindi sarà una bella avventura.Per un anno e mezzo non siamo potuti andare oltre confini, oggi portiamo le persone in viaggio attraverso la musica che è la prima lingua di un popolo, il più grande strumento di contaminazione e di lingua universale».
Con lei ci saranno cinque musicisti sul palco, che rapporto si è creato tra voi?
«Ho sempre concepito il mio lavoro come di squadra, non ho mai avuto l’egocentrismo del solista. Essendo un’ex pallavolista il concetto di lavorare insieme è fondamentale per me, forse un po' anacronistico visti i tempi in cui si dice “sfida quello e abbattilo”. Ma la musica non è questo, la musica di per sé non può essere competizione ma condivisione. E poi concerto vuol dire “suonare insieme” e qualsiasi carriera parte dalla condivisione del progetto. Tutto questo porta a un successo«.
Che estate sta vivendo dopo il lungo lockdown?
«Sicuramente diversa. Sto riscontrando nei vari spettacoli che la paura non c’è. Anzi, i veri impauriti sono i no vax che a mio avviso sono “antichi”, perché oggi bisogna avere fiducia nella scienza. Il fatto di guardare avanti e tornare alla normalità, che sarà inevitabilmente una normalità diversa, ci ha cambiato. Correvamo ma non sapevamo verso dove, ora ognuno di noi è cambiato nell’approccio alla vita. Ora si rispettano i propri limiti e quelli degli altri. Chi aveva una base per poter guardare e andare avanti va avanti. Chi invece voleva fermarsi si è fermato. Oggi non vaccinarsi è fermarsi, sfidare la natura e non affidarsi alla scienza. Speriamo che il buon senso prevalga».
