ERBARIO N.3

“Portami il girasole ch’io lo trapianti /nel mio terreno bruciato dal salino/ e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti /del cielo l’ansietà del suo volto giallino…/portami il girasole...
“Portami il girasole ch’io lo trapianti /nel mio terreno bruciato dal salino/ e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti /del cielo l’ansietà del suo volto giallino…/portami il girasole impazzito di luce.” Famosa e giustamente, questa poesia di Eugenio Montale che farà del girasole emblema di Clizia, una delle figure più importanti del suo canzoniere d’amore. Il girasole segue il suo astro con ansietà; è vero, tutti i fiori lo seguono, tutte le piante e le erbe devono la vita al sole ma il girasole lo insegue nella danza delle ore di luce, lo magnifica con la sua forma con il suo colore. I poeti e i pittori impazziscono per il girasole: pensiamo ai corposi girasoli di Van Gogh che li scelse come emblema di vita e di pittura; ne parlò a lungo nelle lettere a Theo, suo fratello, con la certezza di aver fatto un capolavoro. Li dipinse furiosamente anche sul muro della stanza che avrebbe ospitato Gauguin, l’amico pittore amato e odiato. Lo stesso Gauguin ci ha lasciato in un quadro altrettanto famoso il ritratto di Vincent che dipingeva i girasoli. È un’emozione unica incontrare un campo di girasoli. L’esercito giallo di terracotta, altissimi guerrieri in fila, presidia un orto oppure sorregge una vecchia casa di campagna, una di quelle che ancora sopravvive accanto all’arrugginita ferrovia; magari c’è un muro bianco che fa risaltare ancora di più la controra, e un piccolo pozzo nel giardino, a testimonianza di una lunga cura umana. Qualche volta li vediamo sbocciare in un giardino, appoggiati ad un fascio di rose rampicanti ; cresceranno insieme fino alla finestra del primo piano. I I girasoli bevono la luce e la restituiscono nei lunghi petali, nel loro cuore pesante ma zeppo di semi gustosi. Quando seccheranno somigliano all’oro vecchio, un colore che ha una luce morbida; la stessa, quella degli orecchini o dei pendagli delle nostre nonne, una presentosa che spicca e che dondola sulla pelle rugosa e riarsa dal sole.
