ERBARIO N.4

Ci vorrebbe uno spazio ben più ampio di questo per celebrare la magnificenza degli alberi, nostri fratelli nella vita sulla terra, costretti a radicarsi ma con rami fiori e frutti che tendono verso...
Ci vorrebbe uno spazio ben più ampio di questo per celebrare la magnificenza degli alberi, nostri fratelli nella vita sulla terra, costretti a radicarsi ma con rami fiori e frutti che tendono verso il sole e il cielo. Ne rimangono sempre meno, nelle nostre città, in una specie di caccia dissennata all’albero centenario e fronzuto, che testimonia da anni la storia di quel paesaggio urbano. Sono cattedrali sacre, o dovrebbero esserlo, questi alberi. E invece spesso vengono sacrificati da una logica spicciola e burocratica. Al loro posto, quando le amministrazioni hanno bontà di ripiantumare, zeppetti striminziti che impiegheranno primavere per arrivare all’ombrello scuro che ci attira, sotto il sole e che offre ricovero non solo a noi. Penso ai Tigli delle piazzette, agli Aceri, ai Platani, ai Pini, ai Pioppi, alle Betulle, ai Ciliegi, ai Meli, ai Cipressi, alle Robinie, agli Ippocastani, alle Querce, alle Magnolie. Perché ogni albero ha un nome e diverse sono sempre le sue foglie e il suo profilo. Questa enorme ricchezza ci accompagna da secoli, ci ha aiutato nello sopravvivenza. E invece vengono bruciati dolosamente per far posto a costruzioni, impianti, pascoli. In un momento in cui il termometro del mondo segna il rosso, ci permettiamo il lusso di abbatterli, ammazzarli. Perché non si curano gli alberi che ci curano? Le auto, tolti i filari degli alberi, procederanno in un deserto di polvere e di neve. Sono nostri amici gli alberi, c’è più di una metafora nelle storie e nelle religioni del mondo che ci lega all’albero della vita. Scriveva Umberto Saba: “Chi vi guarda/verdi sotto una nera ascella fronde spuntano/alcuni rami sono morti – le vostre dure sotterranee lotte /non ignora; la vostra pace ammira, /anche più vasta. E a voi ritorna, amico; /laghi d’ombra nel cuore dell’estate”. Laghi d’ombra può scrivere un poeta. E tutti sentiamo che è bello, vero. E c’è stato un tempo di amicizia. Non vogliamo dimenticarlo.

