Erbario n. 7

3 Settembre 2022

È una delle prime erbe che impariamo a nostre spese a riconoscere. Quel pizzicore lieve, se appena la sfioriamo, un bruciore intenso se l’incontro sfortunato è ravvicinato. Porta sullo stelo fiori...

È una delle prime erbe che impariamo a nostre spese a riconoscere. Quel pizzicore lieve, se appena la sfioriamo, un bruciore intenso se l’incontro sfortunato è ravvicinato. Porta sullo stelo fiori viola che si sposano bene con il suo verde smeraldino: la natura è incredibilmente attenta alle cromie. È una pianta socievole e si muove a schiera, colonizza sempre più vasti territori. Approfitta dell’ incuria, dell’assenza, della mancanza. Nei giardini desolati cresce a dismisura, raggiunge altezze minacciose: diventa la disperazione di tutti i giardinieri, dei contadini. Fiorisce da marzo a settembre e chiude la sontuosa estate. Le foglie sembrano tanti samurai disposti con pervicacia ed eleganza, in maniera geometrica attorno alla pianta come se dovessero salvarla dagli umani e non il contrario. Eppure basta farla bollire o essiccare ed ecco che la malefica diventa benefica con infiniti usi alimentari e cosmetici. Sembra conosca una tattica militare: l’esercito di terracotta si dispone a guardia dei luoghi più desolati, impervi, solitari. Accoglie la polvere e se ne veste, per essere lavata e resa traslucida dalla pioggia che finalmente torna, scrosciante e cantante. Ci suggerisce lo scorrere del tempo, l’avvicendarsi delle storie e della vita, gloria e sconfitta, fasti e distruzione. Scrive la poetessa Maria Luisa Spaziani: “E in mezzo ai sampietrini sono nate/ pungentissime ortiche giganti/ Poco tempo ci vuole perché altri/regni ci sostituiscano.” L’ ortica si infila tra le fessure, le basta un granello di terra per attecchire lì, dove il vento la porta, dove nessuna mano, prudentemente protetta, la estirpa. C’è però un altro poeta, Guido Gozzano che ci suggerisce, insieme ai nostri contadini, il modo migliore di prendere l’ortica: “ Fissa il dolore e armati da lungi/ ché la malinconia, la gran nemica/ si piega inerme, come fa l’ortica/che più forte l’acciuffi e men ti pungi». Una bella metafora, una lezione di vita.