Eremi Celestiniani, pronto lo studio da proporre all’Unesco

PESCARA. Diventa “formale” l’impegno del Comitato per il riconoscimento degli Eremi Celestiniani come Patrimonio dell’Umanità Unesco. Dopo tre anni di studi e incontri per avviare la pratica, ieri i...
PESCARA. Diventa “formale” l’impegno del Comitato per il riconoscimento degli Eremi Celestiniani come Patrimonio dell’Umanità Unesco. Dopo tre anni di studi e incontri per avviare la pratica, ieri i componenti – Enti, diocesi, associazioni, facoltà di Architettura – hanno tenuto un primo incontro “istituzionale” per prendere atto del lavoro svolto finora e procedere con il coinvolgimento dei ministeri dell’Ambiente e della Cultura: dato il prestigio e la protezione di cui godono i siti Unesco, la candidatura per l’inserimento nella World Heritage List risulta un processo altamente complesso e selettivo, che consta di un riconoscimento nazionale e della successiva proposta internazionale da parte dello Stato. Analizzare un sito con il fine di promuoverne l’inserimento nella lista del Patrimonio Unesco significa rintracciare in esso caratteri di unicità e universalità tali da renderlo un’eredità da trasmettere inalterata alle generazioni future. Dallo studio degli eremi e luoghi di culto posti sulla Majella e sul Morrone che il Comitato presenterà sono emerse tre tipologie edilizie alle quali sono riconducibili i 36 beni individuati: gli eremi in grotta, gli eremi parzialmente in grotta e gli eremi in superficie. Nella tesi proposta sono stati analizzati San Michele a Pescocostanzo, in grotta, il più noto San Bartolomeo in Legio, parzialmente in grotta, e l’eremo di Santa Croce al Morrone, cella eremitica a 1379 metri sil livello del mare.
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