Eremi Celestiniani, pronto lo studio da proporre all’Unesco

13 Febbraio 2016

PESCARA. Diventa “formale” l’impegno del Comitato per il riconoscimento degli Eremi Celestiniani come Patrimonio dell’Umanità Unesco. Dopo tre anni di studi e incontri per avviare la pratica, ieri i...

PESCARA. Diventa “formale” l’impegno del Comitato per il riconoscimento degli Eremi Celestiniani come Patrimonio dell’Umanità Unesco. Dopo tre anni di studi e incontri per avviare la pratica, ieri i componenti – Enti, diocesi, associazioni, facoltà di Architettura – hanno tenuto un primo incontro “istituzionale” per prendere atto del lavoro svolto finora e procedere con il coinvolgimento dei ministeri dell’Ambiente e della Cultura: dato il prestigio e la protezione di cui godono i siti Unesco, la candidatura per l’inserimento nella World Heritage List risulta un processo altamente complesso e selettivo, che consta di un riconoscimento nazionale e della successiva proposta internazionale da parte dello Stato. Analizzare un sito con il fine di promuoverne l’inserimento nella lista del Patrimonio Unesco significa rintracciare in esso caratteri di unicità e universalità tali da renderlo un’eredità da trasmettere inalterata alle generazioni future. Dallo studio degli eremi e luoghi di culto posti sulla Majella e sul Morrone che il Comitato presenterà sono emerse tre tipologie edilizie alle quali sono riconducibili i 36 beni individuati: gli eremi in grotta, gli eremi parzialmente in grotta e gli eremi in superficie. Nella tesi proposta sono stati analizzati San Michele a Pescocostanzo, in grotta, il più noto San Bartolomeo in Legio, parzialmente in grotta, e l’eremo di Santa Croce al Morrone, cella eremitica a 1379 metri sil livello del mare.

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