Fbz, l’architetto cantautore e i ritmi salentini di “1977”

PESCARA. “Scivolava Via”. Questo il titolo del secondo singolo estratto dall’album “1977” dell’architetto cantautore Fabrizio Tundo, in rotazione nelle radio. Salentino d’origine, pescarese di...
PESCARA. “Scivolava Via”. Questo il titolo del secondo singolo estratto dall’album “1977” dell’architetto cantautore Fabrizio Tundo, in rotazione nelle radio. Salentino d’origine, pescarese di adozione, Tundo, in arte Fbz, ha presentato al Centro il suo nuovo lavoro discografico.
Come si sposa l’attività di architetto con quella artistica?
«Ci sono dei paralleli tra architettura e musica. Sono entrambe basate sulla matematica e io, da buon matematico, ho sfruttato questa cosa. Il rapporto che c’è tra le note è matematica pura. I greci erano attentissimi alla sezione aurea. Non ho trovato difficoltà a passare dall’una all’altra».
Ci presenti il nuovo disco...
«In questo album ci sono 3 lingue. C’è un brano in francese, perché mi piace come suona. Ce ne sonoin italiano e nella mia lingua, il salentino. In tutto 12, 2 strumentali. Il 1977 è un anno che mi sta a cuore perché vi sono legati tanti ricordi. Il salentino lo uso quando mi serve ironia pungente, per alleviare le tematiche, sdrammatizzare. E si piega bene alla metrica. L’album è stato registrato a Pescara. In copertina c’è una giovane donna, che rappresenta la nuova generazione, che si versa sul viso del latte. Lo fa da una teiera su cui è disegnata una vecchia televisione, che rappresenta i mass media, elemento dominante della nostra società, buono o cattivo che sia. Sta a indicare il fatto che siamo noi ad accendere la tv e a mal informarci, a restare passivi di fronte a essa. Volendo potremmo ribellarci, prendere un buon disco o imparare a suonare. Il nostro problema è imparare a utilizzare il tempo libero».
Come nasce “Scivolava Via”?
«E’ uno dei brani che preferisco del disco. Parla del dolore intimo e personale di un amante abbandonato, della rabbia sommessa causata dalle mancate spiegazioni e della vendetta rappresentata da un portone sprangato in caso di ritorno. Gli arrangiamenti sono minimali, si sposano con l’intimità espressa dalla canzone».
In che modo usa la tradizione salentina nelle canzoni?
«Porto nella musica la tradizione della terra. Anche il modo di suonare. “1977” è un disco ballabile, pieno di ritmo, tipico del Salento».
Cosa ama di Pescara?
«La tranquillità, la prima cosa che ho notato quando sono venuto a viverci. Mi piace molto e mi piacciono i pescaresi. Poi c’è il mare e io abitavo vicino al mare, a Melissano. E poi il fatto che abbia mare e montagne vicini è una cosa incredibile».
Rosa Anna Buonomo
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