Federico e Giulietta, un amore lungo tutta la vita

26 Ottobre 2018

Pubblicate le ultime lettere inedite di Fellini alla moglie Masina «Quando mi risveglierò ti vedrò vicina a me come sempre, mia adorata»

Il numero di Famiglia Cristiana, da ieri in edicola, pubblica in esclusiva quattro lettere, quattro «biglietti d'amore» inediti di Federico Fellini indirizzati alla moglie Giulietta Masina, pochi mesi prima della morte, il 31 ottobre di 25 anni fa, praticamente la stessa data del loro matrimonio, 50 anni prima.
Sono righe struggenti e dolcissime, conservate gelosamente da Giulietta, quasi come un testamento spirituale che l'ormai anziano regista scrive dal letto d'ospedale certificando ciò che tutti sapevano: amante delle donne e dongiovanni quasi fanciullesco, Fellini aveva sempre considerato sua moglie il porto sicuro, l'unica donna da cui gli era impossibile separarsi.
«Ancora un bacetto prima di addormentarmi», scrive Fellini in una delle lettere pubblicate adesso da Famiglia Cristiana.
«È un grande conforto sapere che quando mi risveglierò ti vedrò vicina a me come sempre mia adorata Giulietta e per sempre. Lo so, le parole sono un po’ goffe, convenzionali, ma tu sai di essere veramente la mia vita. A tra poco amore mio, con profonda tenerezza e gratitudine».
E in un'altra: «Giuliettina mia adorata, sei sempre una ragazzetta in gambissima e insieme con il tuo vecchierello faremo ancora qualche “pastrocchio”. Con te vicino sono ancora capace di fare capriole. Coraggio».
Questi biglietti, scarabocchiati con la grafia ben nota del grande riminese su foglietti intestati e talvolta chiusi con un disegnino o una dichiarazione d'amore, si leggono oggi con un misto di pudore e tenerezza e confermano l'essenza di un rapporto durato appunto più di cinquant’anni, chiuso solo dalla morte cui il cuore della moglie, già duramente provato a sua volta dalla malattia, seppe reggere solo per qualche altro mese, fino alla primavera del 1994 quando Giulietta Masina se ne andò a sua volta. Naturalmente non cancellano l'ormai lunga lista degli amori di Federico, storie brevi e chiacchierate o relazioni parallele e in qualche modo conclamate, durate decenni.
È il caso della «farmacista» Anna Giovannini detta dal maestro «Paciocca» ma conosciuta dai vicini come la «Signora di Via Lima» che fu modello ispiratore di tante incarnazioni felliniane, da «Amarcord» a «La città delle donne. O di Sandra Milo, detta »Sandrocchia», conosciuta al bar di Cinecittà e in una scampagnata al mare in compagnia di Ennio Flaiano che avrebbe rivendicato un ruolo quasi di «seconda moglie» per una relazione durata più di 15 anni. Ma alla lista andrebbero aggiunte - per ammissione delle stesse signore - la scrittrice Germaine Greer, l'icona della «Dolce Vita», Anita Ekberg, Daniela Bianchi, Olimpia Carlisi e certamente altre «scappatelle» più o meno dichiarate.
Ma tra Federico e Giulietta il rapporto aveva uno spessore diverso, fin da quando - giovanissimi - si incrociarono nei corridoi dell'Eiar per le registrazioni di «Cico e Pallina» e lei, poco convinta, lo descriveva così: «Sembra un fachiro, somiglia a Gandhi. È tutt'occhi, occhi profondi, inquieti, indagatori».
Ma in pochi mesi diventano inseparabili e si sposano il 30 ottobre del 1943. Lui ricorda: «È un peperino piccolo piccolo, mi piace tanto, mi fa tanto ridere». Ne nasce un sodalizio umano e artistico inossidabile, scandito da capolavori come «La strada» o «Giulietta degli spiriti», segnato nel privato dalla morte dell'unico figlio appena 33 giorni dopo la nascita.
«Non aver avuto figli», confesserà Giulietta Masina, «ci ha fatto diventare figlio e figlia dell'altro, così ha voluto il destino». C'è un'eco fortissima di questo amore che seppe superare il tempo, i tradimenti, le differenze di carattere, in quei foglietti scarabocchiati prima della morte.
«Giulietta adorata», scrive Federico Fellini, «non strapazzarti e goditi con calma l'affetto e l'amore che tutti hanno per te. Ti penso sempre amore mio, a prestissimo».
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