Fiorello: interpreto Modugno pensando a mio padre

18 Febbraio 2015

L’attore in scena a Pescara sabato e domenica con uno spettacolo ispirato al grande cantante

PESCARA. Giuseppe Fiorello e Domenico Modugno. Due strade che si sono incrociate quando l’attore siciliano era ancora un bambino, grazie a suo padre che di Modugno era un grande ammiratore. Il destino ha voluto che Fiorello interpretasse il cantautore pugliese sul piccolo schermo, nella miniserie record di ascolti “Volare” e che portasse la musica di Modugno nei teatri di tutta Italia, con lo spettacolo “Penso che un sogno così…” che sta conquistando consensi su consensi. Una storia, quella di Domenico Modugno, che si è strettamente intrecciata negli anni con quella di Giuseppe Fiorello, come ha raccontato l’artista al Centro a pochi giorni dalla doppia tappa pescarese dello spettacolo al teatro Massimo, in programma sabato e domenica prossimi.

Al teatro Massimo di Pescara con lo spettacolo “Penso che un sogno così…”. Come lo presenterebbe?

Diciamo subito che non è uno spettacolo su Modugno. Ovviamente c’è anche il suo percorso, ma è soprattutto un percorso della mia vita che faccio attraverso le sue canzoni. A teatro racconto me stesso con le sue musiche, a differenza della televisione in cui lo interpretavo. È anche un omaggio a mio padre, a un’Italia di un’epoca trascorsa molto bella. E’ un gioco di specchi tra la mia vita e quella di Modugno, con cui sono cresciuto perché mio padre ci raccontava spesso di lui, ce lo imitava e cantava le sue canzoni. Il destino ha voluto poi che io fossi l’interprete scelto per raccontare la vita di quell’uomo. Questo gioco di destini mi ha incuriosito e l’ho voluto mettere in scena.

Come si è preparato a interpretare Domenico Modugno nella fiction televisiva?

E’ stata una preparazione molto approfondita, molto sentita, che è durata mesi e mesi. Ho cercato di fare tutto il possibile per non fare un’imitazione, ma una mia interpretazione. Oltre ad averlo studiato molto, l’ho immaginato molto. L’ho anche un po’ inventato il mio Modugno. Quando si affronta una biografia, a mio parere, non bisogna mai essere troppo imitatori, ma bisogna lasciar spazio alla propria immaginazione.

Cosa rappresenta per lei l’artista e il personaggio Modugno?

Rappresenta sicuramente un discorso di memoria. Le sue musiche, la sua personalità mi riportano spesso indietro nel tempo. Mi ricorda mio padre, quando cantava le sue canzoni e ci raccontava di questo uomo e artista. Era molto amato da mio padre e rappresenta anche uno specchio della mia vita, oltre a essere un artista che anche io ho sempre amato e stimato. E’stato un innovatore, un pioniere, un grande inventore di un certo tipo di fare musica e di un certo modo di fare canzoni.

Parliamo di Modugno e delle nuove generazioni...

È molto amato anche dalle più giovani. Molto gruppi di oggi hanno fatto cover delle sue canzoni, a cominciare dai Negramaro. Il mio stesso spettacolo è visto anche da un pubblico molto giovane ed è un modo di far scoprire il suo repertorio. Propongo un repertorio che pochi conoscono, affascinante e curioso, compreso il periodo in cui cantava in siciliano.

C’è una canzone di Modugno che le è rimasta nel cuore più di tutte, al di là delle più celebri?

Sono tutte molto belle e affascinanti. Una delle mie preferite è “Cosa sono le nuvole”, che scrisse con Pasolini e che propongo nello spettacolo.

Qual è il suo rapporto con Pescara e l’Abruzzo?

Conosco poco Pescara. Sono venuto in teatro da quelle parti un bel po’ di anni fa e ho un ricordo molto vago, leggermente sbiadito. E’ un rapporto ancora non troppo confidenziale e per questo sono molto curioso di tornare e rincontrare il pubblico di Pescara, che so essere esigente e molto attento, che ha voglia di essere coinvolto. Spero di non deludere. Questo spettacolo ha già prodotto grandi soddisfazioni in grandi piazze d’Italia. E’ un ricordo, ma non nostalgico; c’è anche molta commedia.

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