Franca Prosperi «I sapori in versi del mio Abruzzo»

Un’insegnante di Cologna Spiaggia racconta in poesia le ricette e i paesaggi del cuore
«Caro Abruzzo, sei una poesia vivente», scrive Franca Prosperi. E l’amore per la sua terra, abbracciata finalmente all’età di quasi otto anni, di ritorno con la famiglia dal Belgio, la poeta e insegnante abruzzese l’ha riversato in un’originale raccolta di versi dedicati alle ricette della tradizione regionale, teramana soprattutto. Di libri di cucina ne sono usciti tanti in questi anni di gastromania, ma un volume di ricette poetiche è una rarità. “Sapori e paesaggi del Cuore (…luoghi e ricette abruzzesi in versi)”, appena pubblicato da Artemia Nova Editrice (167 pagine, 20 euro), è decisamente un oggetto altro. Manuale di cucina, guida per viaggiatori (grazie alle molte note), memoria familiare, omaggio alla terra e ai suoi frutti, tra versi e fotografie, anch’esse dell’autrice.
Nata a Charleroi nel 1957 in una famiglia emigrata dal Teramano in Belgio per lavorare, un padre minatore come tanti immigrati abruzzesi e testimone del dolore di Marcinelle, Franca Prosperi aveva sette anni e mezzo quando è arrivata la prima volta in Italia. Laureata nell’ateneo aquilano, ha insegnato lettere tra Veneto e Marche prima di tornare a casa. Da diversi anni insegna nell’istituto Moretti di Roseto e abita a Cologna Paese. Prima di pubblicare nel 2014 per l’editore napoletano Kairòs “Guarda il mondo con il cuore”, raccolta di poesie, filastrocche e girotondi, Prosperi ha scritto molte poesie non pubblicate ma premiate in tutta Italia (una ventina i riconoscimenti negli ultimi 15 anni), senza contare la Rosa d’oro per la poesia ricevuta nel 2015 dal Comune rosetano. “Sapori e paesaggi del Cuore” è stato presentato una settimana fa a Teramo nella biblioteca Dèlfico in un incontro promosso da Luciano Monticelli, delegato regionale alla cultura, in una conversazione tra l’autrice e la sociologa Giovanna Frastalli, con l’intervento del poeta Vittorio Verducci, autore della prefazione (l’introduzione è di Mario Giunco, colonna della vita culturale rosetana).
Dalle virtù alle scrippelle ‘mbusse ai libretti di fichi, più di una quarantina di ricette scritte in metrica, senza il ruffiano abbellimento della rima ma con una forte musicalità. Perché questa modalità impegnativa e curiosa? E quanto tempo ha lavorato alla raccolta?
Sono abituata a scrivere tutto in poesia, è la mia forma abituale di espressione. È stato quindi naturale mettere le ricette in poesia anziché in un racconto. Mi sembrava il giusto respiro. Ho lavorato per due anni tutte le sere a casa, a volte anche la notte. Lavoro di revisione e scelta delle fotografie hanno richiesto altri due anni tutte le sere a casa, a volta anche la notte. Lavoro di revisione e scelta delle fotografie hanno richiesto altri due anni.
Il volume è articolato in cinque parti, per oltre 70 poesie. Nella prima parte, “I luoghi del cuore”, i suoi versi raccontano le località, i paesaggi, il mare.
La nostra terra è forte, cattura lo sguardo e l’attenzione. Roseto, Cologna, Montepagano, Pineto, le Terre del Cerrano sono i miei luoghi del cuore, fanno parte del mio vissuto. Ho attinto alla bellezza del territorio, a colori e luce dei paesaggi per comporre strofe impregnate di quei colori, profumi e sapori.
Le poesie del secondo capitolo, “I quadri del cuore”, le sole in dialetto, parlano di nostalgia, devozione religiosa, ricordi familiari e affetto filiale, come “La menire de lu Belge”, dedicata a suo padre e ai minatori.
Mio padre Eligio perse tanti amici a Marcinelle l’8 agosto 1956. Lui ebbe la fortuna di lavorare in un’altra miniera. Raccontava del fumo, dei cancelli chiusi, con la gente fuori disperata in attesa di notizie dei cari. Ne rimase traumatizzato. Lavorò vent’anni in Belgio e tornò con la pensione minima.
Nella terza e quarta parte le poesie sono dedicate a prodotti fondamentali, formaggio, pane, olio, vino.
Mi commuovo davanti ai prodotti della terra che hanno sfamato generazioni. Sono prodotti fondamentali della civiltà contadina e, il vino e il pane, simboli preziosi dell’eucarestia e dell’amore.
Nella quinta parte ecco le ricette apprese in famiglia.
Sono ricette della tradizione che ho imparato in casa da mia madre Maria, grande cultrice della nostra cucina. Ma ho messo in versi anche piatti conosciuti esplorando il nostro territorio, ricchissimo di tipicità. Il libro è un viaggio di ricognizione, che coniuga l’amore per la nostra terra e la passione per la poesia.
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