Franco Branciaroli nei Miserabili stasera ad Avezzano

11 Gennaio 2019

AVEZZANO. “I Miserabili” di Victor Hugo con Franco Branciaroli e per la regia di Franco Però è la nuova produzione del Teatro stabile del Friuli Venezia Giulia con il Ctb-Centro Teatrale Bresciano e...

AVEZZANO. “I Miserabili” di Victor Hugo con Franco Branciaroli e per la regia di Franco Però è la nuova produzione del Teatro stabile del Friuli Venezia Giulia con il Ctb-Centro Teatrale Bresciano e il Teatro de gli Incamminati, che andrà in scena, stasera alle 21, al Teatro dei Marsi di Avezzano. In scena, assieme a Branciaroli, nel ruolo di Jean Valjean, un gruppo di ottimi attori (spesso impegnati in più ruoli): Alessandro Albertin, Silvia Altrui, Filippo Borghi, Romina Colbasso, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Andrea Germani, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Jacopo Morra, Maria Grazia Plos e Valentina Violo.
«Tutti – i creatori e gli attori – affrontano questo progetto con grande emozione», spiega Luca Doninelli, autore dell’adattamento del romanzo di Dumas, «portare “I Miserabili” su un palcoscenico è infatti un’impresa sicuramente temeraria, e si trema davanti a «millecinquecento pagine – ha sottolineato Luca Doninelli, che ha accettato la sfida dell’adattamento – che appartengono non solo alla storia della letteratura, ma del genere umano, come l’Odissea, la Divina Commedia, il Don Chisciotte o Guerra e Pace».
L’idea nasce dal regista Franco Però che dice: «Un’importante induzione verso questa scelta viene dal momento che stiamo vivendo nelle società occidentali, dove si assiste all’inesorabile ampliarsi della forbice fra i “molto ricchi” e i “molto poveri”, fra chi è inserito nella società e chi invece ne è ai margini. Dopo anni in cui, allo Stabile, attraverso la drammaturgia, abbiamo indagato il microcosmo della famiglia (“Scandalo” di Schnitzler, “Play Strindberg” di Dürrenmatt), apriamo ora lo sguardo al macrocosmo della società. C’è un’altra considerazione: il pubblico, a teatro, sembra sempre più attratto da operazioni legate alla narrativa. La narrativa sulla scena è un medium che permette anche di attrarre fasce non abituate a frequentare le platee, trattando argomenti dal valore universale. E’ naturale dunqueguardare ai grandi romanzi».
«Diverse ragioni mi hanno indirizzato a Franco Branciaroli», aggiunge il regista. «Ho messo in rapporto la sua bravura, la sua generosità e la sua capacità di essere “fuori dalle regole”, fuori dagli schemi... com’è Jean Valjean che è tutto: un santo e anche un vero galeotto. E poi avviene l’incontro e speri che le cose vadano bene. E sta andando bene: sono colpito dall’atteggiamento di Franco Branciaroli, (che devo ringraziare anche per l’incontro con Doninelli, scrittore che ha accettato la sfida dell’adattamento teatrale del romanzo), sono colpito dalla sua disponibilità, l’impegno, il pudore e la sensibilità con cui propone e suggerisce... Branciaroli è un grande “strumento”, la quintessenza dello strumento, uno dei rari attori che si mette completamente a disposizione del lavoro». Un lavoro che Branciaroli definisce un percorso avventuroso quello sul romanzo di Hugo e sul “suo” Jean Valjean: «Uno strano santo una figura angelico-faustiana. Il ritratto di un’umanità che forse deve ancora venire».
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