Frédéric Vignale, l’artista francese dietro la mascotte della piazza: «La mia Pantera Rosa voce dei manifestanti di Parigi»

Il fotografo francese è autore dei video virali fatti con AI:
«La musica dell’abruzzese Mancini mi riconnette all’Italia»
PESCARA
«Pensavo di aver mandato una Pantera Rosa a fare il giro del mondo. Scopro che conosce anche la strada che porta alle mie radici».
La storia di Frédéric Vignale intreccia proteste, arte, internet e intelligenza artificiale. Francese, fotografo e regista, direttore della testata Lemague.net, è l’autore dei video satirici che, con l’Ia, portano la Pantera Rosa al centro delle manifestazioni studentesche di Parigi, di cui è una mascotte, mentre intorno a lei i manifestanti si abbassano per proteggersi dagli idranti. Immagini che, almeno sui social, sono diventate il simbolo delle agitazioni transalpine: oltre 24 milioni di visualizzazioni. Un fenomeno globale. E la Pantera Rosa è legata all’Abruzzo nella sua genesi: la sua colonna sonora è di Henry Mancini, figlio di un emigrato di Scanno. Vignale, che come Mancini ha origini italiane, ha deciso di raccontarsi al Centro.
Vignale, come nasce l'idea?
«Tutto è cominciato da un'immagine statica che non avevo creato io: una Pantera Rosa davanti a un cannone ad acqua, nel bel mezzo di una manifestazione parigina. Grazie all'intelligenza artificiale, ho potuto trasformare quell'intuizione in immagini animate, senza una troupe, senza un budget, semplicemente con la mia immaginazione. In appena due giorni, quel primo video ha raggiunto otto milioni di visualizzazioni. Oggi supera i 24 milioni».
Perché la Pantera Rosa?
«Perché è universale. Attraversa le generazioni, le culture e le frontiere. E soprattutto è muta, non ha bisogno di parlare per farsi capire. Se dovessi prestarle una sola frase, forse sarebbe questa: «Non ho nulla da dirvi che non possiate già sentire dentro di voi».
Esprime il dissenso con il silenzio, ed è di tutti.
«Sì. L’arte è una forma di lotta politica, ma ciò che mi interessa è proprio che la Pantera Rosa non appartenga a nessun partito, a nessuna ideologia, a nessun movimento. Non voglio trasformarla in una mascotte politica. In definitiva, credo che incarni un'idea molto semplice: si può resistere senza odiare, essere coraggiosi senza essere violenti e difendere un mondo migliore senza rinunciare alla bellezza, all’umorismo e all’amore».
Bello. Ma un’immagine può cambiare la realtà?
«Non pretendo che le mie immagini cambino la realtà. Un cannone ad acqua resta un cannone ad acqua, una ferita resta una ferita, e le violenze subite da alcune persone non scompaiono perché un personaggio dei cartoni animati attraversa lo schermo».
Molti dicono che per farsi sentire bisogna alzare i toni e inasprire i modi.
«La tenerezza non è una debolezza. A volte ci vuole molto più coraggio per tendere una mano che per stringere un pugno. In fondo, la tenerezza è forse la più bella forma di resistenza, perché ci impedisce di diventare ciò che combattiamo».
Che reazioni ha avuto dopo il fenomeno globale?
«Ho ricevuto messaggi da tutto il mondo, soprattutto dal Brasile, dall’Italia e dalla Serbia. Alcune persone mi hanno confidato di aver pianto guardando quelle immagini. Bisogna però distinguere le cose: la Pantera Rosa è un personaggio che esisteva molto prima di me, con la sua storia e i suoi aventi diritto. Non pretendo certo di esserne il proprietario. In fondo, io le ho dato una storia e milioni di persone un significato».
Nei suoi video le Pantere sono due: quella del cartone animato e quella in carne e ossa, in mezzo alla gente. Perché questo doppio?
«È un modo per confondere i confini tra finzione e realtà. Queste due Pantere sono le due facce di una stessa idea: una rappresentano l’immaginazione, l'altra l'azione. Sono inoltre nato gemello e, a 35 anni, ho vissuto il lutto per la morte di mio fratello. Nell'arte cerco continuamente la dualità».
Il tema della Pantera Rosa è di Henry Mancini, figlio di un emigrato di Scanno, e ora una canzone nata dai suoi video la riporta in Abruzzo. Quello che accade in Francia può accadere anche in Italia?
«Bisogna innanzitutto precisare una cosa: non sono io l’autore di questa canzone. È nata da un’iniziativa dell’etichetta “LÆRM Records”, ispirata dal successo dei miei video. E ciò che è assolutamente incredibile è che la canzone ha un legame con l’Abruzzo, mentre io stesso ho origini italiane! Come se questa avventura, nata quasi per caso nelle strade di Parigi, venisse improvvisamente a risvegliare una parte delle mie radici. Quanto alla possibilità che ciò che accade in Francia possa verificarsi anche in Italia…».
Ci dica.
«...Penso che le situazioni politiche siano diverse, ma che le aspirazioni umane siano spesso le stesse. Naturalmente non desidero vedere la violenza propagarsi da un paese all’altro. Ciò che vorrei vedere circolare è piuttosto una forma di resistenza pacifica, gioiosa e fraterna».
E a chi la critica per l’uso dell’intelligenza artificiale?
«Sono fotografo e regista prima ancora di essere un utilizzatore dell’intelligenza artificiale. Ma non bisogna confondere la facilità di produrre immagini con la capacità di creare un'opera. Un’intelligenza artificiale può generare l'immagine di un uomo che piange, ma non ha mai pianto. Una macchina fotografica non ha mai avuto uno sguardo. Una cinepresa non ha mai avuto ricordi. E un'intelligenza artificiale non ha vissuto la mia vita».
Qual è ora il futuro della Pantera? Dove si dirigerà?
«Me la immagino a passeggio per Roma, alla scoperta di Napoli, persa nei vicoli di un borgo abruzzese o seduta al tavolino di un bar a osservare gli italiani che discutono e rifanno il mondo. E se mi chiedete dove apparirà la prossima volta, vi risponderò che non ne ho idea. Forse a Parigi, forse a Belgrado, forse a San Paolo. O forse da qualche parte in Abruzzo, mentre beve un cappuccino. E poiché mi rivolgo a lettori italiani…».
Prego.
«…con i quali condivido anche una parte delle mie radici, vorrei lasciare loro un piccolo messaggio personale: prendetevi cura di questa Pantera, se un giorno passerà dalle vostre parti. A volte è goffa, un po’ sognatrice, non parla molto, ma ha un cuore grande. E soprattutto, non lasciatela mai diventare grigia. Il mondo ha già perso fin troppi colori».
*Per la traduzione e il contatto si ringrazia Marina Silvéri

