Fresi interpreta lo spettacolo “Dioggene”

13 Dicembre 2023

L’evento con titolo in romanesco diviso in tre quadri che ruotano intorno a un unico personaggio

L’AQUILA. Attore di cinema, serie tv e teatro molto amato dal pubblico e lodato dalla critica, nonché bravissimo musicista (suoi, tra l’altro, molti jingle della Rai), il romano Stefano Fresi è interprete dello spettacolo “Dioggene” (scritto proprio così, alla romanesca, con due g), in scena per tre recite all’Aquila nella stagione del Teatro Stabile d’Abruzzo. “Dioggene” è in programma al Ridotto del teatro Comunale domani, giovedì 14 dicembre, alle 21, e venerdì 15 in doppia replica alle 17.30 e alle 21. Scritta da Giacomo Battiato, la pièce è una co-produzione targata Tsa con Stefano Francioni Produzioni e Argot Produzioni.
“Dioggene” è uno spettacolo diviso in tre quadri che ruotano intorno a un unico personaggio, un attore famoso che si chiama Nemesio Rea (nemesi colpevole, più o meno). Nel primo quadro, “Historia de oddi, bifolcho”, Nemesio interpreta un proprio testo, scritto in volgare duecentesco. È la storia di un contadino toscano reduce dalla tremenda battaglia di Montaperti, combattuta il 4 settembre 1260 tra le truppe ghibelline, fedeli all’imperatore, guidate da Siena, e le forze guelfe, sostenitrici del papa, comandate da Firenze. Nel secondo quadro, “L’attore e il buon dio”, troviamo invece Nemesio nel suo camerino, mentre si veste, preparandosi ad andare in scena. Ma non è dello spettacolo che ci parla, bensì dell’appena avvenuta rottura violenta con la moglie, tra pianti, grida e insulti. Nel terzo quadro, “Er cane de via der fosso d’a maijana”, ecco infine Nemesio che vive felice in un bidone dell’immondizia, un po' come Diogene di Sinope, detto il Cinico (412 a.C. circa – 323 a.C.), che a Corinto visse il resto della sua vita abitando seminudo in una botte aperta, rinunciando a tutto e predicando le virtù dell’autocontrollo e dell’autosufficienza. Anche Nemesio ha lasciato tutto, il mestiere di attore e la sua vecchia vita e ha deciso, come il filosofo greco (che “cercava” con la lanterna l’uomo capace di vivere secondo la propria vera natura), di rifiutare ogni ambizione e brama di possesso per essere semplicemente libero di parlare del vero senso della vita. Attivo soprattutto al cinema e nelle serie, Stefano Fresi ha interpretato a teatro “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare, con la regia di Massimiliano Bruno (2017), che lo ha diretto più volte per il grande schermo, e “Cetra una volta” di Toni Fornari, regia di Augusto Fornari (2022-2023), in cui con la sorella Emanuela e Toni Fornari ha riproposto il loro trio comico-musicale Favete Linguis (Non parlate), da un’espressione di Orazio, ripresa da Ovidio.