Fuorto: «Yuri è un puro mi è rimasto dentro Ora sogno Sorrentino»

16 Settembre 2023

Il giovane attore sulmonese protagonista di “Patagonia” film dell’abruzzese Bozzelli presentato con il cast a Pescara 

PESCARA. Un film che racconta una «storia di formazione», che ha richiesto anche «una grandissima preparazione fisica». Dopo aver interpretato il personaggio di Vincenzo nel film “L’Arminuta” di Giuseppe Bonito, tratto dal bestseller di Donatella Di Pietrantonio, suo debutto sul grande schermo nel 2021, e quello di Nicolas nel film “La prima regola” di Massimiliano D’Epiro, uscito a dicembre 2022, l’attore sulmonese Andrea Fuorto è tornato nelle sale cinematografiche da protagonista con “Patagonia”, in programmazione dal 14 settembre. Classe 1998, si è innamorato giovanissimo del teatro. Numerose le esperienze artistiche all’attivo, che spaziano dal palcoscenico al cinema, passando per le serie televisive. In questi giorni, è impegnato nella promozione del film, presentato ieri sera al Multiplex Arca di Spoltore con protagonisti e regista a riscuotere applausi «a casa». Nell’opera prima di Simone Bozzelli, talentuoso regista di Silvi che ha diretto corti e videoclip di successo, su tutti “I Wanna Be Your Slave” dei Maneskin, Fuorto interpreta Yuri, ventenne che vive con l’anziana zia nel piccolo paese che rappresenta tutto il suo mondo. A cambiargli la vita è l’incontro con il girovago animatore Agostino (Augusto Mario Russi, al suo esordio sul grande schermo). Yuri accetta la proposta di partire insieme, sognando la libertà della Patagonia, in un viaggio che non si rivelerà quello immaginato. Girato in gran parte tra Silvi e Montesilvano, il film ha vinto il Premio della Giuria ecumenica al Festival di Locarno.
Fuorto, che personaggio è Yuri e come si è approcciato al ruolo?
Yuri è per me un ruolo, tra virgolette, nuovo. Venivo da Nicolas, un ragazzo che usa la rabbia come mezzo di comunicazione e difesa. Yuri è tutt’altro: un ventenne cresciuto in una gabbia d’amore, nel paesino di provincia, rimasto ingabbiato negli schemi della sua zona di comfort. È un bambino nel corpo di un ventenne, attratto da tutto ciò che è nuovo, da un tatuaggio, da un piercing, da un modo di vivere diverso, dalla libertà che non ha. Incontra Agostino a una festa di compleanno e in lui trova la spinta per poter scappare e scoprirsi. “Patagonia” può essere considerato un film di formazione: il protagonista è chiuso nelle sue gabbie e cerca il suo modo di crescere. Ho lavorato tanto sulla purezza che può avere un bambino, sulla forza dell’amore. Il personaggio di Yuri ha richiesto anche una grandissima preparazione fisica: ho perso 14 chili per interpretarlo, per rappresentare una condizione di depauperamento emotivo, il rapporto tossico, di manipolazione e di co-dipendenza, perché l’uno non può fare a meno dell’altro. Mostro il prosciugamento dell’anima che diventa anche fisico. Per me è stata una bellissima sfida. Ho voluto esplorare nuovi personaggi, nuove emotività. È stata una delle più belle vittorie dimostrare che un attore, con lavoro e studio, può interpretare qualsiasi ruolo.
Tra quelli interpretati finora, quale ha preferito?
Sicuramente Yuri, per la complessità. È quello che mi sono portato dentro più a lungo, che mi ha accompagnato anche dopo le riprese. Dopo settimane di ricerca, lavoro e fantasia su questo personaggio, per cercare di dargli tutta la vita possibile, la sua purezza è qualcosa che mi è rimasta dentro e mi ha dato modo di conoscere parti di me che non conoscevo e non pensavo di avere. Ho trovato tanti punti di contatto con lui.
Con chi sogna di lavorare in futuro?
Sicuramente Paolo Sorrentino, uno dei registi che non mi stanco mai di vedere. Mi piacerebbe continuare a lavorare per il cinema, per la cura, l’attenzione, la dedizione e la magia diverse rispetto alla televisione. Il cinema mi dà la stessa sensazione dell’attesa dietro le quinte a teatro, mi dà quelle emozioni.
Prossimi progetti in cui la vedremo?
Ho finito di girare ad agosto “Zweitland - Seconda Patria” di Michael Kofler, metà in italiano e metà in tedesco. Racconta la secessione dell’Alto Adige. Poi la serie “Gerry”, diretta da Giuseppe Bonito, che andrà in onda sulla Rai.