Gabriele Lavia è il Padre di Strindberg

Un dramma sullo scontro tra i sessi e la lotta all'interno del matrimonio
«Il padre» è uno dei drammi più alti, forti e terribili di August Strindberg sul tema per lui centrale dello scontro tra i sessi, della ferina lotta uomo donna specie all'interno del matrimonio, della maternità e della paternità, e Gabriele Lavia è la terza volta che negli anni vi si misura come regista e la seconda come interprete del Capitano, vittima di una moglie subdola e spietata e roso dal dubbio che la loro figlia non sia sua, ora in questa spettacolare e applaudita nuova produzione del Teatro della Toscana di cui firma anche l'adattamento. Un vero scontro, una lotta feroce, cannibalesca, persino simbolizzata da una sorta di ring, all'interno della prigione della famiglia era la forza delle letture precedenti col protagonista nevrotico e preda di ossessioni, mentre ora questo Capitano di cavalleria, ma anche laico pensatore quale amatoriale uomo di scienza, mostra evidente una nuova e più metaforica nota esistenziale, chiara sin dal secondo incontro di questi col dottor Ostermark e poi in varie scelte, compresa quella del rappresentarsi burattino (grazie al pupazzo con le sue fattezze che gli ha regalato l'amata figlia Berta), quindi nel fare dello scontro senza pietà tutto insinuazioni, accuse, argomentazioni sulla base della sfiducia reciproca con la moglie un gioco di nero fioretto verbale. Così, accanto alla lotta per la sopravvivenza e la gestione della famiglia e dell'educazione della figlia, ecco che appare chiara una sensazione di incertezza, di verità relativa, di insicurezza rispetto alla vita stessa e non solo al proprio essere uomo (che non fa i figli e non può avere assoluta sicurezza di essere il padre, mentre la donna è madre certa e i figli se li porta dentro e li partorisce) così la sua conclusione è che «ci siamo svegliati coi piedi al posto della testa .... e quando doveva sorgere il sole ci siamo ritrovati tutti al chiaro di luna, di notte, tra le macerie». Con Lavia, in scena nel ruolo della moglie Laura, Federica Di Martino, subdola anche nella sua capacità di apparire naturale, stupita, confidenziale. Con loro applauditi Michele Demaria (il dottore), Gianni De Lellis (il pastore), Anna Chiara Colombo (la figlia Berta) e Giusi Merli (la vecchia balia).
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