Gernika , l’inno alla pace di Gandarias a Vasto

Il progetto culturale di grande forza emotiva dell’artista spagnola scomparsa nel 2016 da oggi a Palazzo d’Avalos
VASTO. “Gernika” di Sofia Gandarias a Palazzo d’Avalos. Non è per caso che l’inno alla pace della pittrice spagnola nata nella città sacra dei baschi, Gernika-Lumo, approdi nel suo itinerare tra Spagna e Italia, a Vasto – unica tappa abruzzese, iniziativa organizzata da Comune di Vasto e Fondazione Immagine – nel giorno della Festa della Repubblica.
Un progetto culturale di grande forza emotiva, la testimonianza del grido delle vittime dinanzi all’orrore della guerra, un messaggio di fratellanza per dire basta alla violenza: Monica Baldi, curatrice dell’esposizione, è così che definisce l’esposizione. Le opere appartengono al Museo della pace di Gernika e ricordano quanto accadde il 26 aprile 1937 durante la guerra civile spagnola, quando la Legione Condor bombardò a tappeto la città di Gernika. Un attacco aereo deciso a freddo, con migliaia di vittime innocenti, un evento senza precedenti che commosse Picasso e ispirò in quello stesso 1937 uno dei suoi capolavori più famosi.
Per Sofia Gandarias, che a Guernica era nata nel 1951, quei lontani eventi rappresentano una ferita dell’anima, una emozione intensa e penetrante che l’artista, prematuramente scomparsa (2016) ha voluto affidare alle grandi opere che saranno in esposizione fino al 10 luglio nelle sale del Quarto della Marchesa di Palazzo d'Avalos. La sua produzione, presente in Europa e in America, conta oltre ottocentocinquanta dipinti classificati in serie tematiche e per soggetti. Gandarias ha ritratto scrittori, pittori, musicisti e pensatori ostili alle guerre e alla violenza interpretando il dolore asservito alla morte negli accadimenti di genocidi, attentati e fanatismi religiosi che la storia ha consegnato al mondo. Le sue raffigurazioni dipinte a olio mescolato talvolta a sabbia, veline e polvere di marmo, hanno cromie cupe, fondi neri e toni freddi. Nella rarità del loro uso, i colori primari presentano significati opposti alla loro valenza originaria. Il rosso non è passione ma sangue, il giallo non è luce ma ostentazione di ricchezza decaduta, il blu tutt’altro che quiete, è trasformato in simbolo di sgomento. All’inaugurazione, oggi alle 11.30, sarà presente Enrique Baròn Crespo, presidente del Parlamento europeo dal 1989 al ’92; nel 1987 aveva sposato Sofia Gandarias a Venezia, a testimonianza di un affetto per l’Italia mai venuto meno. Testimone del suo tempo l'artista ha consegnato alla storia dell’arte una serie di ritratti di protagonisti della cultura che ha avuto modo di incrociare: il virtuoso del violino Yehudi Menuhin («l’uomo più saggio che abbia mai incontrato»), Primo Levi, Nureyev, Rita Levi-Montalcini, Aligi Sassu e la moglie Helenita Olivares, Carlo Rubbia, Yves Montand, Pablo Neruda, Rafael Alberti e Papa Francesco per citarne alcuni. L’esposizione di Gernika è curata da Monica Baldi, Legado Gandarias e Fundaciòn Yehudi Menuhin.
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