“Ghetto Italia” all’Arci Officine di Teramo
TERAMO. «Dalla Puglia al Piemonte i braccianti immigrati sono sempre più spesso vittime di un caporalato feroce, che li rinchiude in veri e propri “ghetti a pagamento”, in cui tutto ha un prezzo e...
TERAMO. «Dalla Puglia al Piemonte i braccianti immigrati sono sempre più spesso vittime di un caporalato feroce, che li rinchiude in veri e propri “ghetti a pagamento”, in cui tutto ha un prezzo e niente è dato per scontato, nemmeno un medico in caso di bisogno». Si legge così nella quarta di copertina di “Ghetto Italia. I braccianti stranieri tra caporalato e sfruttamento, il libro-reportage scritto, nel 2015, da Yvan Sagnet e Leonardo Palmisano per la Fandango libri. E se Sagnet, da migrante del Camerun, ha vissuto sulla propria pelle gli abusi delle filiere agricole “sporche”, tanto da guidare nel 2011 a Nardò il primo sciopero degli immigrati impiegati nelle campagne, Palmisano, docente di sociologia al Politecnico di Bari, non è nuovo a questo tipo di inchiesta costruita per mappe geografiche.
“Ghetto Italia” verrà presentato, domani alle 18.30, a Teramo al circolo Arci Officine all'interno dell'iniziativa “Mani, terra e semi di speranza. Lavoro agricolo, diritti ed economia solidale”, organizzata da Amnesty International, Arci, Banca Etica, Emergency, Gas Oltrefrontiera e dal caffè-libreria Empatia. L'incontro inoltre sarà l'occasione per portare alla luce alcuni esempi di alternative solidali grazie alle testimonianze di Giuseppe Pugliese, cofondatore dell'associazione Sos Rosarno; Giovanni Notarangelo, ingegnere teramano tra gli ideatori della cooperativa Funky Tomato; Michele Iacoviello, coordinatore del progetto “Cliniche mobili” di Emergency ; e Nicoletta Dentico, giornalista membro del consiglio d'amministrazione di Banca etica.
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