Giancarlo De Cataldo
Pasolini, a proposito di tanti misteri italiani, scriveva «io so, ma non ho le prove». L’ultimo romanzo di Giancarlo De Cataldo “L’agente del caos” (Einaudi, pp. 324, € 19) si direbbe parta da un'affe...
Pasolini, a proposito di tanti misteri italiani, scriveva «io so, ma non ho le prove». L’ultimo romanzo di Giancarlo De Cataldo “L’agente del caos” (Einaudi, pp. 324, € 19) si direbbe parta da un'affermazione simile, visto che lo scrittore, come ha fatto per i suoi libri precedenti, da “Romanzo criminale” a “Suburra”, sembra partire da alcuni dati, indizi, fatti e persone reali, per costruire la sua storia che, non avendo le prove, può trovare la propria verità solo in quella della letteratura. Qui il protagonista è Jay Dark, agente della Cia che non si sa se sia vivo o sia ormai morto e faceva lo spacciatore di droga, anzi, per la precisione, di Lsd, con cui doveva inondare i movimenti contestatori e rivoluzionari degli anni '70 per farli entrare in confusione e quindi svuotarli di forza. Ma protagonista è anche lo scrittore stesso, che ricostruisce la vicenda di Dark ed è in crisi etica e esistenziale, visto il successo popolare dei suoi personaggi più neri, quando viene avvicinato dall'avvocato californiano Flint che dice di aver conosciuto bene Jay e quindi l’unico che possa riferirne la vera storia, più romanzesca di quel che si possa immaginare. Una storia che apre squarci inquietanti e paradossali di traffici e interessi internazionali, tra America e Europa, relativamente a quel decennio e appunto la storia e il peso che vi ebbe l'Lsd prodotto e elargito a piene mani, creandogli giustificazioni culturali e legate alla conoscenza, sfruttando quanto messo in atto da Timothy Leary professore guru ad Harvard che, dopo i funghi allucinogeni, aveva scoperto il dietilammide dell'acido lisergico e ne sperimentava gli effetti con gli studenti, secondo una filosofia che invitava ad uscire da se stessi in una sorta di processo di trascendenza.

