Gifuni mette Freud sul lettino al Piccolo

L’attore in scena nello spettacolo tratto dall’«Interpretazione dei sogni» del padre della psicoanalisi
«Che Freud ce la mandi buona!» scherza Fabrizio Gifuni, senza nascondere che quella che ha debuttato al Piccolo di Milano, nei giorni scorsi, è «un'avventura formidabile e pericolosissima». Nessuno prima aveva portato in scena il padre della psicanalisi, ma il teatro ha fortemente voluto “Freud o l'interpretazione dei sogni”, titolo di punta della stagione, che nasce dal romanzo di Stefano Massini, “L'interpretatore dei sogni”, affidato alla regia e all'adattamento di Federico Tiezzi. L’opera è ispirata al testo che si affacciò al Novecento (fu pubblicato nel 1899), anticipandone inquietudini e illuminazioni. Nel testo di Massini e nella traduzione scenica e visione registica di Tiezzi, il mosaico di casi e personaggi raccontati da Freud diventano tasselli di un grande enigma da decifrare
«Questo testo racconta la scoperta di un linguaggio, quello dell'interpretazione del sogno e dell'inconscio, che porta con sé», spiega Tiezzi, «l'interpretazione di un mondo». Ed è al tempo stesso un «romanzo di formazione» dello stesso metodo in cui lo spettatore come in un film è proiettato, setting dopo setting, «all'interno della testa di Freud, con i pensieri che vanno e vengono, si assommano e confliggono». E lo fanno nell'incontro con i pazienti, «un gruppo di borghesi che ha in comune la famiglia come elemento perturbatore» e che via via perdono le loro maschere.
Se Luca Ronconi parlava di drammaturgia pericolosa, il consulente artistico del Piccolo, Stefano Massini, pensa che quella dell'Interpretazione dei sogni sia «pericolosissima» perché «ci sono poche cose più disperate di questo libro, dove Freud», racconta Massini, «espone la sua scoperta, il fatto che il sogno è una camera in cui ci riteniamo legittimati a dirci la verità, in modo talmente lucido che per sopportarlo lo devi rendere metaforico. Freud ti dice che, di notte, ti dici le cose come stanno davvero e questo parla di tutti noi: svolgiamo riti sociali per essere all'altezza delle attese, ma poi nel sogno lanciamo il nostro grido di disperazione».
Parla apertamente di pericolo anche Fabrizio Gifuni, cardine di un cast composto da Elena Ghiaurov, Marco Foschi, Giovanni Franzoni, Sandra Toffolatti, Bruna Rossi, Debora Zuin.
«Lavorare su Freud è lavorare sulla materia teatrale, su Edipo perché solo chi sa risolvere l'indovinello», dice Gifuni, «può salvare l'uomo e restituire al gioco il suo senso più alto. Giocare male è una pagliacciata, giocare bene restituisce la possibilità dell'infanzia, finché le costrizioni sociali non avevano stretto le loro tenaglie intorno all'uomo». Ecco allora che la chiave interpretativa del suo Freud sta nel «lavorare sulle storture, le zoppie, i fallimenti, nel fallire ancora e fallire meglio, combattere tra la hybris e la consapevolezza delle mancanze».
Nello spettacolo trova spazio anche questo, la domanda sul limite tra lo studio e la cura, il senso di colpa dell'uomo che sente di usare i pazienti come cavie e che Massini restituisce da archeologo, trattando il libro di Freud come la Stele di rosetta dei sogni. Così ogni personaggio è un passaggio nella ricerca del metodo di decrittazione dei sogni, con i cinque punti fondamentali descritti da Freud coincidenti con altrettanti casi, raccontati per immagini, associazioni e capovolgimenti, «nel linguaggio del teatro che», conclude il direttore del Piccolo, Escobar, «è lo stesso linguaggio dei sogni».
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