GIO DI TONNO: ORA QUASIMODO DIVENTA CAPITAN UNCINO

24 Agosto 2023

MONTESILVANO. Da oltre vent’anni è associato al personaggio di Quasimodo, il gobbo di Notre Dame, ma ora per lui si apre una nuova sfida: interpretare Capitan Uncino. Non prima di aver inaugurato un...

MONTESILVANO. Da oltre vent’anni è associato al personaggio di Quasimodo, il gobbo di Notre Dame, ma ora per lui si apre una nuova sfida: interpretare Capitan Uncino. Non prima di aver inaugurato un riqualificato “teatro” nella sua città, con uno spettacolo gratuito in compagnia di due amici. Parliamo di Giò Di Tonno, versatile artista montesilvanese che, superata da qualche giorno la soglia dei 50 anni, traccia un bilancio della sua vita raccontando al Centro successi, nuovi progetti e amore per la sua terra.
Come sono stati questi primi 50 anni?
«Meravigliosi. Sono felice della mia vita, di quello che ho fatto e faccio. Non potevo desiderare di più. Lo dico con convinzione. Il fatto di essere stato a Sanremo, ma di non essere diventato così popolare, mi sembra sia più un problema degli altri che mio. La gente mi chiede “perché non canti più?”. Se non vai in tv, non esisti. Invece io faccio mille cose, sono felice, ho una famiglia meravigliosa. Ho vissuto anche momenti difficili, come tutti, ma ne ho fatto tesoro e ora sono davvero una persona appagata e serena».
Il 27 agosto sarà protagonista dell’inaugurazione del Pala Dean Martin di Montesilvano con lo spettacolo gratuito “Canzoni per sempre”: cosa ci dobbiamo aspettare?
«È un concerto con Vittorio Matteucci e Graziano Galatone (Frollo e Febo in Notre Dame), pensato durante il Covid, che rappresenta anche un pretesto per raccontare la nostra amicizia. Porteremo in scena canzoni legate al musical e al cinema, con aneddoti e un omaggio alla musica italiana e internazionale, con brani popolari affinché il pubblico partecipi».
Montesilvano non possiede un teatro e che ora cercherà di sopperire con il nuovo Pala Dean Martin. Crede sia sufficiente per una città di 54mila abitanti?
«Ci sono città più grandi che non possiedono spazi. Il sindaco mi ha parlato del nuovo auditorium. Non l’ho visto ma mi fido di lui. Questo è già un bel segnale. Devo dire, senza piaggeria, che Ottavio De Martinis, prima come assessore e ora come sindaco, sta facendo molto per il mondo dello spettacolo. E lo fa anche ricordandosi degli artisti locali».
Perché lei e sua moglie avete scelto di far crescere i vostri figli proprio a Montesilvano?
«Abbiamo vissuto quindici anni a Roma, poi abbiamo deciso di tornare con la consapevolezza di voler vivere sul mare, in una cittadina tranquilla e a misura d’uomo, da cui ci si sposta con facilità. Mi piace l’idea che i bambini vivano in un posto dove c’è ancora genuinità. Io amo tanto la mia terra. Forse è il famoso richiamo delle radici che noi abruzzesi sentiamo molto».
Tornando al suo lavoro, da oltre vent’anni interpreta Quasimodo, si è stancato di questo personaggio?
«Mi ha stancato a volte essere sempre in tour, ma lui mai. È un personaggio iconico, basti pensare che abbiamo fatto 5 milioni di spettatori e questo la dice lunga su quanto abbia fatto breccia nei cuori. Lo porto in scena e addosso con grande orgoglio. Non mi sono stancato neanche dell’etichetta del gobbo. Scherzando dico che io sto a Quasimodo come Paolo Villaggio stava a Fantozzi o Sean Connery a James Bond, con le dovute proporzioni. Ho fatto tante altre cose, ma mi piace rimanere legato a un personaggio che ha lasciato un segno importante nel mondo del teatro».
Cosa ha in comune con Quasimodo?
«La scoliosi perché, dopo tanti anni, ho la schiena a pezzi (ride, ndc). Scherzi a parte, da piccolo ero un po’ come lui perché avevo difficoltà ad esprimermi e quindi, chiuso nella mia stanza con il mio pianoforte, usavo la musica per veicolare le emozioni. Sento questa affinità e ci ho lavorato per preparare il personaggio. Poi c’è il grande rispetto che provo per le persone in difficoltà, che vivono ai margini. Sono sensibile e attento e negli anni ho lavorato molto su questo aspetto, facendomi portavoce di chi non ha la possibilità di esprimersi. All’inizio era più un lavoro estetico sul personaggio. Poi, con gli anni, è arrivata la profondità del messaggio che Quasimodo veicola».
Da Quasimodo passiamo a Capitan Uncino, personaggio che presto interpreterà nel musical Peter Pan di Edoardo Bennato. Come si sta preparando per affrontarlo?
«Lui era uno dei miti di mio figlio e questo mi fa piacere. Poi ho sempre amato Bennato, per cui sono felice di lavorare su questo spettacolo. Inoltre, da padre, cimentarsi con il conflitto generazionale è stimolante. Lavorerò sulla messa in scena, dal punto di vista fisico e canoro e, in parallelo, sulla profondità del personaggio. Sto cercando la chiave giusta per renderlo cattivo e distaccato, ma non troppo, perché rappresenta la genitorialità e spero che questo sottotesto arrivi. Io sono molto attento, ho rivisto il cartone, ho riletto il romanzo, studio molto, non mi limito solo a cantare».
Quando partirà lo spettacolo? Sono previste date in Abruzzo?
«Tra fine novembre e inizio dicembre, fino a maggio. Purtroppo per ora non ci sono appuntamenti nella nostra regione anche perché è uno spettacolo importante, con effetti speciali, per cui non so se in inverno ci siano strutture in grado di poterlo ospitare. Gli amici abruzzesi, per ora, dovranno spostarsi».