Giordano Guerri: ecco il mio D’Annunzio

Uscita ieri “La vita come opera d’arte”. L’autore e presidente del Vittoriale: «Ormai io e Gabriele siamo amici, giochiamo»
PESCARA. D’Annunzio giovane studente ribelle, poeta, romanziere. D’Annunzio libertino, amante, marito e padre. D’Annunzio soldato, guerriero, rivoluzionario. D’Annunzio politico, avventuriero, influencer ante litteram. È già stata definita la «biografia definitiva» – ed è una affermazione importante data la quantità di novità sulla vita e sulle opere del Vate che gli studiosi, tanti, portano alla luce da oltre un secolo e ancora oggi – ma la firma è altrettanto importante, è quella di Giordano Bruno Guerri, storico, saggista e giornalista, studioso del XX secolo italiano, in particolare del ventennio fascista e dei rapporti fra italiani e Chiesa cattolica, nonché presidente del Vittoriale, il “libro-dimora”, la monumentale opera d’arte che tanto somiglia alla vita del suo più celebre abitante, lo scrigno di tutti i suoi lavori. È uscito ieri per Rizzoli “D’Annunzio. La vita come opera d’arte”. Guerri veste qui. scrive lui stesso i panni della «vedova» del poeta: «Tecnicamente lo sono, come le mogli che – defunti i mariti scrittori – si sforzano di mantenerne vive memoria e opere. Ma se di solito le vedove sono tristi, io sono una vedova allegra, ho anche altre passioni. E poi, ora che lo conosco bene, posso scherzare con lui, giocarci, non cadere nelle trappole di cui ha disseminato la propria vita per depistare contemporanei e posteri, godendone. “Io sono un mistero musicale con in bocca il sapore del mondo”, disse».
In questo inusuale racconto dell’esistenza del poeta, attraverso un apparato di immagini inedite, autografi, cimeli, Guerri ratteggia con la precisione dello storico e la scrittura del grande autore un ritratto sentimentale che conquista, convince, spiega. Con lo stesso spirito con cui dirige il Vittoriale, impegnato, come dice, «nell’impresa di liberare D’Annunzio da pregiudizi che sembravano inestirpabili». Questo libro dimostra che l’impresa è compiuta. «Con d’Annunzio ci parlo ogni giorno, e non sono matto» dice ancora Guerri. «È che mi occupo della sua incarnazione di pietra, cimeli, archivi, ruscelli, rose e alberi secolari, il suo “Libro di pietre vive”, come lo chiamava. E devo adattare il presente alle sue volontà: “Tutto è qui dunque una forma della mia mente, un aspetto della mia anima, una prova del mio fervore”». Guerri ha una lunga carriera, ha tra l’altro diretto Storia illustrata, Chorus e L’Indipendente, è stato direttore editoriale dell’Arnoldo Mondadori Editore, presidente dell’istituto di alta cultura Fondazione Ugo Bordoni, autore e conduttore di trasmissioni televisive. Oltre alla Fondazione Il Vittoriale degli Italiani presiede il ForumTal per il Trattamento Automatico della Lingua. Ha scritto oltre 20 volumi e e su D’Annunzio tra gli altri, “La mia vita carnale” (2013) e “Disobbedisco. Cinquecento giorni di rivoluzione. Fiume 1919-1920” (2019).
