Gli ambasciatori del territorio

I cuochi interpellati amano la loro terra e la interpretano con la fierezza di appartenere all’Abruzzo.
È in atto un passaggio generazionale che porterà a un rinnovamento valido e denso di significato
E’ dritta e sicura la strada dei cuochi abruzzesi scelti per il dodicesimo opuscolo di ricette che esce in allegato con il quotidiano Il Centro. Ad un primo impatto sembra non molto diverso tra loro: c'è chi può fregiarsi di una o più stelle Michelin, c'è chi è chef di brigata e chi è capo di se stesso; c'è chi dedica la sua vita al rispetto esatto della tradizione e chi, invece, è completamente proteso verso l'innovazione. In realtà un filo comune c'è, ed è anche bello spesso: ha i colori del territorio e i nodi del rispetto. I cuochi interpellati si dedicano, per precisa scelta, alla ricerca del prodotto, alla predilezione per la filiera corta, alla rappresentazione di una volontà precisa.
Alcuni di loro coniugano la territorialità all'esperienza della mano, altri alla propria creatività, altri ancora mettono in risalto l'aspetto nutrizionale delle loro operazioni, ma la parola d'ordine per tutti è orgoglio: fierezza di appartenere all' Abruzzo, voglia di farlo sapere anche fuori i confini. A tutti dovremmo domandare gli indirizzi dei produttori che frequentano, il nome dei grani che usano, l'orario in cui programmano la spesa al mercato. E appuntarcelo. La maggior parte delle loro abitudini somigliano ai nostri ricordi; alcuni dei sapori che ci propongono ci restituiscono un pezzetto di infanzia. A loro tutti si deve un lavoro instancabile di ricerca, una tensione alla perfezione, la volontà di far bene il loro lavoro con attenzione, cura dei particolari, responsabilità, spirito di sacrificio.
Messi insieme, questi cuochi e queste cuoche compongono un unico Abruzzo, a tavola, che ormai non può essere più rappresentato solo dalla tradizione, ma non può essere neanche raffigurato solo dall'innovazione: nessuna delle due cucine vanno demonizzate, perché ormai sono entrambe facce della stessa medaglia e hanno la possibilità di comunicare a più generazioni. Una delle cose più belle che accomunano questi cuochi scelti da Il Centro è, infatti, nel concetto di trasmissione. Alcune delle realtà più in forma della nostra regione sono caratterizzate da un passaggio generazionale in atto che è fortemente voluto: per questo diventa, automaticamente, molto valido e denso di significato. Si tratta, in molti casi, di giovani leve che di giovane hanno solo l'età, visto che sono "figli d'arte" e hanno avuto l'occasione di imparare a chiudere i ravioli mentre ancora frequentavano le elementari, o già a 12 anni hanno potuto capire se la loro strada fosse in cucina o in sala.
Queste giovani leve condividono la cucina con i loro genitori e in qualche caso con i loro nonni, conoscono l'arte della pazienza e non smettono mai di imparare: il risultato è una commistione felice fra tradizione e innovazione, tra quello che è sempre stato e quello che può cambiare. In altre cucine si intraprende, invece, una strada ex novo, magari per pura vocazione; o come prosecuzione di un'attività avviata dai genitori, sì ma con caratteristiche molto diverse; o come strascico felice di un'infanzia passata nell'orto dei nonni: ma anche in questi casi il risultato è di eccellenza, perché ogni gesto ai fornelli è fatto con criterio, consapevolezza, ricercatezza, cura per ciò che si fa. Questi cuochi e queste cuoche hanno dato una svolta decisiva al loro ristorante con scelte precise e coraggiose, puntando tutto su una identità riconoscibile, la loro, anche correndo il rischio di non vederla riconosciuta presto. Ed è per questo che desideriamo presentarveli svelando una piccola parte dei loro “segreti”.

