Gran revival in cucina sul fuoco gli anni ’80

A San Vito rivisitazione di piatti “epici”, qui qualche proposta
SAN VITO CHIETINO. Cosa resterà degli anni Ottanta? Se lo è chiesto anche Raf: «Anni veri di pubblicità, anni allegri e depressi di follia e lucidità...». Un misto tra nostalgia e ricerca di effetti speciali, evidentemente esagerati, anche sul fronte del gusto. A distanza di trent'anni c'è chi va al ristorante per affogare le ansie della vita 2.0 in un cocktail di gamberi in salsa rosa salmone, fino al risotto con foglia d’oro piatto icona di Gualtiero Marchesi della generazione targata Eighties. E magari pensa di continuare il pranzo ordinando spaghetti alla Faruk... Di qui l'idea di un ristoratore attento, Filippo De Sanctis jr, quinta generazione dei De Sanctis, ristoratori dal 1891 davanti al mare di San Vito Chietino, Costa dei Trabocchi.
Filippo jr è nipote d'arte, il nonno è stato il “mago del brodetto” negli anni d'oro del suo Angolino da Filippo. Il giovane Filippo è inoltre figlio di quegli anni “eccessivi” consumati tra panna, maionese, gelatine e banana split, e la musica di Madonna, Spandau Ballet, Duran Duran! L'idea è quella di una serata gastronomica revival, interamente dedicata a piatti e drink del periodo, solo ieri per noi degli anni Sessanta, già storia per le generazioni oggi rampanti. Tutto in una sera, mercoledì 20 gennaio in una cena-spettacolo da Essenza cucina di Mare, a San Vito Marina. “Essenza gli anni '80, come mangeremmo”, il titolo. Nel menu gin fizz e vol-au-vent tonno e maionese, risotto al curry con frutti di mare, rigatoni agli scampi, sorbetto al limone corretto alla vodka... Su tutti la Linguina alla Filippo (tutte le ricette nella pagina accanto, in esclusiva per Cotto & Crudo). «Le linguine alla Filippo erano imperdibili per quanti frequentavano in quegli anni i nostri ristoranti di famiglia, L'Angolino da Filippo e Da Filippo a Mare sulla spiaggia di San Vito», racconta Filippo jr, navigato entertainer di villaggi turistici, una laurea in scienze del turismo mancata «per diverbi col docente di Storia contemporanea», bartender Aibes di provata esperienza, oggi patròn del ristorante Essenza (aperto da due anni e fresco di nomination al Best brand award con il logo commerciale ideato dal graphic designer lancianese Luca Di Francescantonio) e dello storico Garden, fino a ieri gestito dal padre Antonio. Sanvitese doc, Filippo (classe 1983) in quegli anni mitici giocava a fare il cameriere e cresceva a sogliole alla mugnaia. «La cucina italiana degli anni '80 è stata ingiustamente demonizzata e screditata dalla critica gastronomica. In realtà», sostiene, «buona parte dei principi che ne sono fondamento sono tuttora validi. La tecnologia in cucina si è evoluta, ma i principi tecnici di base sono rimasti gli stessi. Il gusto del vintage sta tornando anche nella ristorazione, ci è sembrato doveroso fare un esperimento». La recherche di Filippo jr non poteva dirsi completa senza l'apporto determinante dello chef di Essenza, Francesco D'Angelo, ortonese (classe 1978, formazione all'Alberghiero di Pescara, città dove ha lavorato in più realtà tra cui il Café Les Paillottes nella brigata di Antonio Strammiello). «Con Francesco D'Angelo», spiega Filippo «abbiamo sviluppato l'idea di rivisitare alcune ricette storiche di quegli anni chiedendoci come renderle attuali e compatibili con il concept di cucina di mare che Essenza intende esprimere. Quel che farà la differenza», sottolinea il ristoratore,«sarà la freschezza degli ingredienti, maionese fatta da noi, scampi, gamberi e sogliolette del nostro mare». Un confronto da protagonisti senza tema di smentite. L'ulteriore conferma arriva dall'ennesima curiosità, consegnataci dal nostro Filippo: «Erano gli anni dei mezzi limoni ripieni di gelato al limone e mio padre, di ritorno da una vacanza in Valtellina riportò lo Sgroppin, un sorbetto al limone corretto con vodka. Da allora rimasto in carta in qualsiasi altro ristorante di pesce...».
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