“Guerra e Pace”, la storia per immagini dal ’900

19 Maggio 2021

Sfiora la vetta ai David, presentato al Festival di Venezia arriva il film dell’autore abruzzese D’Anolfi e di Martina Parenti

PESCARA. Sfiorata la cinquina dei migliori documentari all’ultima edizione dei Premi David di Donatello dopo essere entrato tra i migliori dieci, il film di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti “Guerra e Pace” esce il 24 maggio nelle sale cinematografiche italiane, distribuito da Istituto Luce Cinecittà.
Autori tra i più apprezzati di cinema del reale, pluripremiati coi loro film nei maggiori festival internazioni, il pescarese D’Anolfi e la milanese Parenti, coppia nel lavoro e nella vita, hanno presentato nella selezione ufficiale della 77ª Mostra di Venezia questo loro ottavo film dal titolo tolstojano, co-prodotto da Montmorency Film, Rai Cinema, Lomotion.
In “Guerra e Pace” interrogano la lunga relazione tra guerra e cinema, fin dal loro primo incontro nel 1911 in occasione dell’invasione italiana in Libia, e riflettono sulle conseguenze dei conflitti, sul senso della storia e della conservazione della memoria per le future generazioni. Racconto scandito in quattro capitoli (Passato remoto, Passato prossimo, Presente, Futuro), “Guerra e pace” riflette sulle immagini, prova a ricomporre i frammenti della memoria visiva, dai primi del Novecento a oggi, mette in scena la moltiplicazione delle visioni che accompagnano le nostre esistenze come un costante rumore di fondo. «Quattro importanti istituzioni europee ospitano la narrazione del nostro film e ne costituiscono la solida impalcatura spazio-temporale», spiegano Parenti e D’Anolfi. «Impalcatura in cui la pace e la guerra sembrano convivere e tenersi a bada a vicenda. Dal lavoro di ricerca e restauro di antiche pellicole di guerra dell’Istituto Luce di Roma alla quotidianità dell’Unità di crisi del ministero degli Esteri italiano coi suoi monitor perennemente accesi sul mondo, dalla formazione di giovani militari che nell’Ecpad (Archivio militare e Agenzia delle immagini del ministero della Difesa francese) imparano a produrre immagini di guerra alla conservazione dei preziosi archivi della Croce Rossa internazionale custoditi nella Cineteca svizzera di Losanna, “Guerra e pace” racconta come l’estetica di guerra, molto più che l’estetica di pace, ci accompagni da sempre, proiettandosi nell’effimero presente che ci circonda».
Massimo D’Anolfi e Martina Parenti sono autori a tutto tondo dei loro film, oltre che della produzione e della regia si occupano infatti anche di fotografia, riprese, suono, montaggio.
I due autori raccontano com’è nato il film, da quali spunti e riflessioni: «La prima intuizione di “Guerra e pace” è nata un giorno di fronte un’ambasciata italiana in una capitale straniera. Ci siamo domandati che funzione e che valore potessero ancora avere questi palazzi privilegiati e, più genericamente, quale fosse il senso dell’attività diplomatica in un mondo in cui la comunicazione e le notizie viaggiano a una velocità fuori controllo. Dopo molti studi, riflessioni e incontri crediamo che oggi più che mai sia necessario ripensare gli strumenti che prevengono, limitano, contengono i conflitti in favore del dialogo tra uomini e istituzioni. Il cinema, fin dalle origini, mostra un legame fortissimo con la guerra più che con la pace, sia per lo spirito che ha attraversato la prima metà del secolo scorso, sia per l’intrinseca necessità di documentare gli eventi storici, sia per la reale difficoltà di filmare un processo di pace. Abbiamo dunque deciso di riflettere sulle immagini del passato e del presente non solo come strumento di guerra, ma anche come possibile strumento di pace».