Haber in tutte le sfumature di Bukowski

L’attore sul palco del Politeama Ruzzi sabato sera torna a rileggere il trasgressivo poeta anima della Beat Generation
VASTO. Si intitola “Haberowski” lo spettacolo teatrale nato dall’incontro immaginario tra l'attore, regista, cantante Alessandro Haber e il poeta statunitense del cosiddetto Realismo sporco, Charles Bukowski.
L’appuntamento, organizzato dalla Marco Santilli communication, è in programma sabato 20 novembre al Politeama Ruzzi di Vasto con inizio alle 21. L’attore bolognese che ha commosso e divertito il pubblico ancora di recente con le sue due ultime interpretazioni nel film “Lei mi parla ancora” dell’amico regista Pupi Avati e nella serie tv “Vita da Carlo”, di Carlo Verdone, torna di nuovo sul palco. Lo fa con un spettacolo rivisitato, nato una decina di anni fa, dopo aver letto e interpretato alcuni testi di Bukowski e averlo omaggiato prima con la pièce “Confessioni di un genio” poi con il progetto musicale “Il sogno di un uomo” diventato un cd. La tappa finale di questo percorso di rilettura e scoperta è appunto “Haberowski” in cui si assiste alla continua sovrapposizione tra interprete e personaggio. Haber regala agli spettatori una interpretazione che a tratti diventa autobiografica, nella quale miscela sapientemente i sentimenti più nichilisti e cinici dello scrittore americano alle proprie esperienze personali e professionali. Interpreta, recita, vive i testi e le poesie del genio ribelle e canta anche, accompagnato dalla voce e dalla chitarra di Sasà Flauto, noto, tra l’altro, per le sue collaborazioni con Gino Paoli, Edoardo Bennato e Tullio De Piscopo, e dal pianista Fabrizio Romano. In questo spettacolo Haber coniuga due delle sue grandi passioni, la recitazione e la musica, regalando al pubblico un viaggio senza tempo che si snoda dalle canzoni di Luigi Tenco ai versi del poeta maledetto. Parole e note emozionano, fanno soffrire e allo stesso tempo sorridere e divertire. Haber infatti mima l’irripetibile e trasgressiva vita ed esperienza letteraria del poeta dei bassifondi, il bohèmien che come pochi ha fatto coincidere la trasgressività di scrittura e biografia diventando il mito di intere generazioni.
Da vero mattatore, con i suoi borbottii, la sua dizione nevrotica si trasforma in alcuni momenti dello spettacolo quasi nell’incarnazione di Bukowski e della sua anima più passionale. Racconta, spingendo alla riflessione che non esclude la risata, la quotidianità nel suo caos di orrori ma anche di bellezza cercata nelle piccole cose, quelle spesso dimenticate e trascurate. Che Haber si riconosca nel poeta non è un mistero, ha infatti più volte dichiarato di apprezzarne lo spirito libero. In particolare ne ha sempre ammirato le scelte anticonformiste e difficili. Bukowski, per lui, ha avuto la forza di non scendere mai a compromessi e soprattutto di dire coraggiosamente quel che pensava, senza preoccuparsi del successo che comunque è arrivato, consacrandolo nell’Olimpo della poesia.
