«Ho giocato e rischiato nei panni di me stessa»

10 Febbraio 2019

SANREMO. I momenti da incorniciare? «Il duetto con Ornella Vanoni, molto punk. E poi Claudio Baglioni che fa Costanzo e balla il tiki tiki». Ma soprattutto i frammenti di “umanità” nel vortice della...

SANREMO. I momenti da incorniciare? «Il duetto con Ornella Vanoni, molto punk. E poi Claudio Baglioni che fa Costanzo e balla il tiki tiki». Ma soprattutto i frammenti di “umanità” nel vortice della complessa macchina del festival, come «il karaoke nel backstage con gli autori che lanciano in aria le scalette per cantare tutti insieme Cocciante». Virginia Raffaele ammette che, in fondo, comincia già ad avvertire l’astinenza dal festival: «Provo una sensazione di vuoto cosmico: Sanremo è magico».
Alla sua quinta volta all’Ariston racconta il suo rapporto con un festival in cui ha messo la faccia, rinunciando alle parodie che le hanno conquistato le simpatie del grande pubblico televisivo. «Non c’erano i tempi tecnici per le mie maschere. Lo sforzo è stato trovare un equilibrio tra il mestiere di comico, di performer, e la liturgia del festival», sottolinea l'attrice, 38 anni, romana, la vis comica nel Dna di una famiglia circense. «C’è un rituale nelle inquadrature, negli annunci, nelle presentazioni dei cantanti in gara. Ho cercato di mettermi al servizio del ruolo di conduttrice personalizzandolo, punteggiandolo a mio gusto, pur rispettando la gara, il ritmo della serata». La “vera” Virginia, così, è sfuggita qua e là: strepitosa la sua Habanera in versione soufflé, chiusa sulle note di Mozart eseguito fischiando, o la performance vintage sulle note di Mamma con il grammofono, mimando i suoni gracchianti e i salti della puntina. Meno brillante, forse, la gag con Baglioni con la chitarra senza corde. Ma resta unico il suo show con la Vanoni, tra parodie reciproche ed esclamazioni politicamente scorrette. «Mi sono divertita a sperimentare più generi, la lirica, la voce interrotta, lo slapstick, la mimica. Sono stata chiamata per la conduzione, ho giocato, ho rischiato, spero di aver portato a termine il mio compito». I momenti brutti? «Fortunatamente non tantissimi. All’inizio, molto emozionata, ero più rigida, vivo di pancia le cose. Ma le cose brutte sono altre: questo è un mestiere bellissimo», risponde allargando il sorriso Virginia, che ora tornerà al teatro. (a.ma.)
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