I vignaioli virtuosi d’Abruzzo conquistano Slow Wine

25 Ottobre 2017

Selezionate 58 aziende vinicole, di cui sette distinte dall’ambita Chiocciola Il curatore: «Quest’anno il Montepulciano ha dimostrato tutto il suo valore»

Torna la guida Slow Wine, già disponibile in commercio e da poco presentata ufficialmente a Montecatini Terme. L’edizione 2018 riserva una ampia lettura alla nostra regione, territorio in cui sono state selezionate 58 aziende vinicole, di cui 7 distinte dall’ambita Chiocciola: Valentini, Cataldi Madonna, Emidio Pepe, Torre dei Beati, Praesidium, Valle Reale e Cirelli.
A raccontarlo è Davide Acerra, curatore per l’Abruzzo, che guida la squadra di collaboratori – Pierluigi Cocchini, Massimo Di Cintio, Pierluca Masciocchi, Paolo Lauriola e Giorgio D'Orazio – impegnati in queste regioni. «Il nostro è un territorio ricco di sfaccettature e in continua evoluzione», osserva Acerra. «In mezzo alle grandi produzioni di colossi cooperativi e privati spiccano oggi numerose piccole realtà animate da vignaioli virtuosi che ricercano vini identitari e dotati di un registro espressivo peculiare, dimostrando come nuove vie, anche nella gestione di vigna e cantina, siano assolutamente percorribili».
Fra le pagine dedicate all’Abruzzo si scoprono diverse realtà vitivinicole premiate in diverso modo. Ottengono il riconoscimento di Vini Quotidiani i Cerasuolo d'Abruzzo Tiberio 2016 e Le Vigne 2016 (Faraone), i Montepulciano d’Abruzzo La Valentina 2015, Ottobre Rosso 2016 (Tenuta I Fauri), Gianni Masciarelli 2015 e Riparosso 2016 (Illuminati), i Pecorino Cingilia 2016 e Cortalto 2016 (Cerulli Irelli), i Trebbiano d’Abruzzo San Felice 2016 (Tenuta Torretta), Valori 2016, Terraviva 2016 e Nòtari 2016 (Nicodemi).
Ci sono poi i Grandi Vini – Abruzzo Pecorino Colle Civetta 2015 Pasetti, Colline Teramane Docg Colle Trà 2013 Strappelli, Montepulciano d’Abruzzo Riserva 2013 Sciarr-D'Alesio, Trebbiano d'Abruzzo di Mare 2016 Barba – e i Vini Slow come il Pecorino Giocheremo con i Fiori 2016 di Torre dei Beati, il Cerasuolo d'Abruzzo Superiore Le Cince 2016 di De Fermo, il Cerasuolo d'Abruzzo Piè delle Vigne 2015 di Cataldi Madonna, i Montepulciano d’Abruzzo Praesidium 2012, Anfora 2016 (Cirelli), Emidio Pepe 2014, Vigneto di Sant'Eusanio 2015 (Valle Reale), il Rosso Cancelli 2016 Rabasco, il Trebbiano d’Abruzzo 2013 di Valentini e il Trebbiano d’Abruzzo in Petra 2016 di Chiusa Grande. Sono poi state segnalate con le Bottiglie le aziende Barba, Chiusa Grande, Tiberio, Pasetti, La Valentina, De Fermo, Masciarelli, Strappelli e Rabasco, mentre con le Monete la Tenuta Terraviva, Tenuta I Fauri, Tenuta Torretta, Valori, Faraone e Cerulli Spinozzi.
«L'Abruzzo, al pari di altre regioni, sta risentendo dei continui cambiamenti climatici che nelle aree interne, soprattutto a causa delle frequenti gelate primaverili, stanno compromettendo la produzione, mentre sulla costa stanno influenzando le pratiche agronomiche con vendemmie sempre più anticipate e il ritorno verso i vecchi sistemi di allevamento», spiega Acerra. «Nonostante ciò, nelle degustazioni di quest’anno il Montepulciano ha dimostrato tutto il suo valore, soprattutto se vinificato in maniera tradizionale, lasciando esprimere i suoi tratti distintivi. Ne siamo felici, anche in vista del cinquantesimo anniversario della Doc che cadrà nel 2018. Ottimi segnali arrivano anche dalla Docg Colline Teramane che, nonostante in alcuni casi risenta ancora di sovraestrazioni che ne condizionano la beva, con le recenti modifiche al disciplinare di produzione sembra orientarsi verso espressioni che esaltano il frutto e l’equilibrio. Poi ci sono i rosati», prosegue Davide Acerra, «che si confermano tra le tipologie più in forma degli ultimi anni. Sarà che dal mercato arrivano segnali incoraggianti, sarà che i produttori sono sempre più convinti e attenti alla tipologia, ma i risultati ottenuti quest’anno sono davvero convincenti. Trebbiano e Pecorino infine, ai quali purtroppo stentano ad aggiungersi valide interpretazioni di Passerina, Cococciola e Montonico, si attestano su ottimi livelli», sottolinea il curatore «evidenziando ancora una volta la vocazione abruzzese per i vini bianchi. Una tendenza evidenziata anche dalla crescente produzione regionale di vini spumanti a base di uve autoctone, tra Metodo Classico e Charmat, con risultati interessanti».