Ian Anderson strega Pescara con i Jethro Tull

23 Giugno 2017

PESCARA. E’ iniziata con un successo e un tutto esaurito la stagione dei concerti del PeFest organizzata dall’Emp (Ente manifestazioni pescaresi), diretto artisticamente, da quest’anno, da Angelo...

PESCARA. E’ iniziata con un successo e un tutto esaurito la stagione dei concerti del PeFest organizzata dall’Emp (Ente manifestazioni pescaresi), diretto artisticamente, da quest’anno, da Angelo Valori.
Il teatro di questo successo è stato, ieri sera, il D’Annunzio che ha ospitato Ian Anderson e la sua band in un concerto che ha mischiato sapientemente il repertorio dei Jethro Tull, il gruppo di cui il flautista e cantante scozzese è stato leader storico, con brani del repertorio più recente del musicista che, negli anni Settanta, portò il suo mix di blues, folk inglese e progressive rock in giro per il mondo (con una puntata anche al famoso festival dell’Isola di Wight del 1970): da Living in the past a Nothing is easy, a Thick as a brick, Bourrée, Songs From the wood, Dharma for one, A new day yesterday, My God, Aqualung e Locomotive breath.
Ad accompagnare Anderson – in bandana d’ordinanza da quando ha perso la cascata di riccioli rossi che sfoggiava negli anni d’oro dei Jethro Tull – c’erano John O’Hara (tastiere),David Goodier (basso), Florian Opahle (chitarra) e Scott Hammond (batteria).
In un intervista rilasciata al Centro, il 19 maggio scorso, Anderson ha spiegato così il fascino perdurante della sua musica e del rock classico degli anni Sessanta e Settanta, in genere.
«Il paragone migliore», ha detto il musicista britannico, «è quello con la musica di Bach o Mozart, un tipo di musica che è diventata un classico. Lo stesso è accaduto con il rock and roll. Sono passati ormai 60 anni dalla sua nascita e, quest’anno, celebriamo il mezzo secolo dal Sgt. Pepper dei Beatles. Le generazioni successive alla nostra riconoscono il valore e l’importanza di Elvis Presley e dei Beatles, e siamo tutti sicuri ormai che la loro musica sarà fonte di divertimento per molti anni acnocra proprio alla maniera della musica classica. Sia chiaro che non voglio mettere la mia musica nella stessa categoria di Bach o dei Beatles, ma sono certo che alcuni dei pezzi migliori di quegli anni dureranno per un periodo di tempo di cui, al momento, non riesco a predire la fine. Un riff come questo: dah, dah dah, dah dah da-dah (intona a bocca chiusa l’inizio di Smoke on the water dei Deep Purple ndr) si continuerà a suonare ancora quando di gente come Trump avremo dimenticato tutto».
Quanto al suo disco preferito dei Jethro Tull, la sua risposta era stata questa: «Cambio idea continuamente. A volte è Stand up, perché è il primo disco. A volte, invece, dico Aqualung a causa del successo che ebbe. Altre volte, ancora, Thick as a Brick o Songs from the Wood oppure il disco su cui sto lavorando in quel momento».
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