Iannacone nell’Italia dei poveri

1 Maggio 2020

Dal 10 maggio su Rai3 torna il programma di inchieste “Che ci faccio qui”

ROMA. Prima che la pandemia ci travolgesse chi eravamo veramente? Quali e quante le responsabilità nelle carenze in cui versa una parte della popolazione non solo italiana, ma mondiale? Quale era la nostra visione del mondo? Ci siamo mai curati di quello che succedeva attorno a noi e agli altri? Domenico Iannacone, giornalista, conduttore e autore, da domenica 10 maggio torna alle 20.30 su Rai3 con “Che ci faccio qui”, il programma inchiesta di cui firma anche la regia.
«Avevamo terminato le riprese a pochi giorni dalla chiusura delle prime zone rosse», rivela Iannacone, «cui sono seguiti gli altri decreti di lockdown. Le riprese ricostruiscono gli ultimi tratti di un'umanità che subito dopo non sarebbe più stata la stessa».
La prima puntata ha per titolo “Ogni santo giorno”. Il viaggio inizia nella piana di Rosarno dove migliaia di braccianti vivono in accampamenti di fortuna e ruderi abbandonati senza luce né acqua. «Non è un caso questa scelta »,sottolinea Iannacone, «quel pezzo di Italia è diventato l'epicentro dello sfruttamento di esseri umani costretti a lavorare senza diritti e senza tutele. In quelle stesse terre dilaga la povertà per moltissimi italiani, anche loro abbandonati a se stessi e privati di ogni forma di sussistenza». Ad accompagnare il giornalista in questa discesa agli inferi c'è Bartolo Mercuri, un negoziante di mobili che ”, da più di 20 anni, dedica la propria vita alle persone più fragili e povere del suo territorio. Mercuri porta viveri, vestiti, coperte, non solo agli immigrati che lo chiamano “papà Africa”, ma anche alle famiglie povere italiane.
La terza puntata è ambienta nella periferia di Roma: «Siamo andati a Corviale, quartiere noto per la presenza del grande complesso popolare, conosciuto dai romani come il “Serpentone”, un mega edificio degli anni '70, Insomma un piccolo paese in un solo mega palazzo. Ma oltre al noto agglomerato di cemento, dove vivono centinaia di famiglie, di fronte abbiamo trovato una realtà incredibile».
L'ultima puntata è ambientata a Torino è si chiamerà “Io ti salverò”. Ma perché Iannacone si addentra sempre nelle storie degli ultimi? «Perché vedo in loro la necessità del riscatto e l'inizio di una nuova esistenza. Dopo l'emergenza Covid-19 è necessario riconoscerci, ognuno di noi, in una nuova umanità che si uniforma a regole di rispetto e solidarietà».
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