Il Brasile che mi piace, canta Rosalia De Souza

La diva dalla voce soave porta i suoi successi a Castelbasso. Domani il jazz internazionale di Antonio Faraò e Carlo Atti
CASTELLALTO. Dopo l'apertura ieri sera con l'Orchestra Sinfonica Abruzzese e Flavio Insinna voce recitante in “Mani nude spilli al cuore”, per i dieci anni dal tragico sisma aquilano, il cartellone musicale della Fondazione Malvina Menegaz per le arti e le culture prosegue nel borgo teramano di Castelbasso proponendo altri appuntamenti di alto livello.
Stasera la diva della canzone brasiliana Rosalia De Souza, domani i due talenti cristallini del jazz Antonio Faraò e Carlo Atti, entrambi i concerti in piazza Arlini con inizio alle ore 21,30. L’intensa Rosalia De Souza con il concerto “Il Brasile che mi piace”, a cura della Società Primo Riccitelli, propone i brani che l’hanno resa famosa in oltre quindici anni di carriera: da “Maria Moita” a “D’improvviso” passando per “Canto de Ossanha”, la voce soave di Rosalia interpreterà anche una selezione di canzoni che hanno scritto la storia musicale del Brasile. Sarà accompagnata da Sandro Deidda sax, Aldo Vigorito contrabbasso, Dario Congedo batteria, Antonio de Luise basso. De Souza sarà preceduta dal cantautore Luciano D'Abbruzzo, Premio De Andrè 2016.
Dalle sonorità e atmosfere brasiliane si passa domani al jazz internazionale: Antonio Faraò meets Carlo Atti per un viaggio tra pezzi originali e standard. Antonio Faraò al piano e Carlo Atti al sax tenore saranno affiancati da Matteo Bortone contrabbasso e Marco Valeri batteria. Nome del jazz internazionale, Faraò (milanese nato a Roma, madre pittrice, padre batterista jazz) ha suonato e inciso con colleghi prestigiosi (Lee Konitz, Steeve Grossman, Jimmy Owens, Ira Coleman, Jack DeJohnette, Chris Potter) e viene collocato tra i jazzisti europei che hanno raggiunto il livello espressivo dei jazzisti statunitensi. Atti è uno dei sassofonisti italiani più reputati, con all'attivo collaborazioni con nomi italiani e stranieri, come Bobby Duhram e Hal Galper, oltre che con interpreti pop e della canzone d'autore, Rossana Casale, Lucio Dalla, Freak Antoni degli Skiantos. Non nuovo ai palchi abruzzesi (Pescara Jazz’n Fall due anni fa, nel 2016 a “Teramo strade di jazz” a cura di Eder), Antonio Faraò è più noto e richiesto all’estero, da etichette discografiche e festival importanti, che in patria.
«Purtroppo sì, ma non si può avere tutto dalla vita», risponde con filosofia al Centro. «Mi avrebbe fatto piacere un feedback dal posto in cui sono nato, ma sinceramente adesso mi interessa poco. Mi gratifica invece essere apprezzato in Paesi che rispettano e amano il jazz più dell'Italia». All'estero Faraò è apprezzato dal pubblico degli intenditori e da musicisti di primissimo piano come Herbie Hancock, che ha speso elogi per lui, lodandone la concezione armonica, la gioia dei ritmi e il senso di swing, la grazia e il candore delle linee melodiche improvvisate, definendolo «un grande». Hancock, Wayne Shorter, Dee Dee Bridgewater, Marcus Miller, Al Jarreau erano con Faraò a Parigi all'International Jazz Day 2015 di Unesco e Nazioni Unite: «Fu Herbie Hancock a contattarmi per quel grande evento. L'invito mi ha fatto molto piacere, sono onorato dalla sua stima. E dall'interesse di festival e riviste internazionali. L'Italia, al contrario, è un Paese chiuso, dove spesso conta sapersi muovere più che il talento. Invece si dovrebbe dare spazio a tutti. La musica è il mezzo più potente di unione, è terapia, condivisone».
Faraò a Castelbasso propone con Carlo Atti un duo quasi inedito: «Con Carlo ci conosciamo da una vita. Lo stimo molto come musicista. Ci siamo sempre ripromessi di suonare insieme ma abbiano fatto percorsi diversi. Per fortuna ora si è creata questa occasione. Proporremo miei brani originali e standard noti, che sono anche un omaggio ai nostri autori di riferimento»
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