Il cinema piange il genio Tavernier

È morto a 79 anni il pluripremiato regista francese di “Che la festa cominci” e “Round Midnight”
È difficile riassumere in un solo artista tutti i pregi che Bertrand Tavernier ha portato in dote al cinema, la sua grande passione, l’unico amore della sua vita a fianco della moglie Colo e dei figli Niels e Tiffany. Tavernier è stato prima di tutto elegante e raffinato regista, un autore nato già grande come dimostra il suo film d'esordio, L’orologiaio di Saint Paul con Philippe Noiret, scritto e diretto nel 1974 e subito Orso d’argento a Berlino. Ma era anche produttore illuminato e indipendente, critico e saggista, storico del cinema e cinefilo, fondatore e presidente dell'Istituto Lumière a Lione, bibliofilo ed esperto di gialli (il «polar» amatissimo dai francesi), sceneggiatore e comunicatore. Insomma un illuminista fuori tempo che ieri si è spento all'età di 79 anni. Era nato a Lione il 25 aprile del 1941 e alla sua città è rimasto fedele, nonostante una vita errabonda e una passione ricorrente per l'America. Gli autori-critici della Nouvelle Vague come Truffaut e Godard lo stimavano perché era comune la passione per i grandi artigiani di Hollywood, ma per molto tempo non gli perdonarono una sintonia ammirata per quella generazione di cineasti francesi che avevano combattuto per affrancarsi da una scuola ormai sfinita. Nonostante il suo gusto della sfida e del nuovo, Tavernier è stato infatti soprattutto un cultore della memoria, un manierista d’alta scuola che vedeva nella sua opera l’anello di congiunzione con un passato luminoso e una memoria da coltivare. Debutta al cinema come assistente di Jean-Pierre Melville nel film Lèon Morin, prete, ma è nel 1974, a 32 anni, il suo esordio nella regia con L’orologiaio di Saint-Paul, affermandosi immediatamente per rigore dello stile, perfetta condotta degli attori, un gusto raffinato che coniugava ottimamente cinema e letteratura. Dopo aver girato Che la festa cominci (1974), due Cèsar: miglior regia e miglior sceneggiatura , e Il giudice e l’assassino (1975), Cèsar per la sceneggiatura, si prende un periodo di pausa per poi tornare a dirigere nel 1980 La morte in diretta. Nel 1984 ecco Una domenica in campagna, miglior regia a Cannes e due Cèsar: regia e sceneggiatura. Con Round midnight - A mezzanotte circa, musiche di Miles Davis. Nastro d’argento come regista del miglior film straniero, ottiene un grande successo internazionale. Nel 1995 vince l’Orso d’oro alla Berlinale con L’esca.
