Il cuoco della tv Nonis e suo figlio aggrediti dopo Verona-Inter

30 Agosto 2021

VERONA. La Digos della Questura di Verona indaga sull’aggressione denunciata da Fabrizio Nonis, il cuoco-macellaio “El bekèr”, volto popolare delle trasmissioni di cucina sulle reti Mediaset e Rai e...

VERONA. La Digos della Questura di Verona indaga sull’aggressione denunciata da Fabrizio Nonis, il cuoco-macellaio “El bekèr”, volto popolare delle trasmissioni di cucina sulle reti Mediaset e Rai e su Gambero Rosso, vittima di un pestaggio di gruppo venerdì sera dopo la partita Verona-Inter.
Nonis ha raccontato al Corriere del Veneto di essere stato aggredito nelle vicinanze di un bar affollato da tifosi gialloblù; un gruppetto di ultras lo ha circondato e bloccato mentre cercava di allontanarsi verso il parcheggio dello stadio Bentegodi, dove è stato preso a pugni e calci. Anche il figlio è stato malmenato. Nonis è stato curato all’ospedale di Borgo Trento, dove i medici gli hanno riscontrato la perforazione di un timpano e una microfrattura allo zigomo. L’uomo ha già presentato una denuncia per lesioni. «La nostra fortuna è stata quella di non reagire. E praticamente nessuno è intervenuto in nostro soccorso. Al Bentegodi non torneremo mai più», ha dichiarato Fabrizio Nonis. L’Hellas Verona ha preso le distanze con un tweet: «Hellas Verona Fc censura con sdegno e fermezza qualsiasi atto di violenza o intimidazione, ovunque e da chiunque esso venga perpetrato, esprimendo massima solidarietà al signor Nonis e al figlio». Fabrizio Nonis ha poi raccontato al Gazzettino gli attimi dell’aggressione subita. «Ci siamo incamminati vero l’auto che avevamo parcheggiato, senza saperlo, dietro la curva degli ultras veronesi. Stavamo parlando del più e del meno quando ad un tratto, da un gruppo di qualche centinaio di persone si sono staccati in sei o sette, tutti grandi e grossi che, con fare minaccioso hanno cominciato a urlarci chi eravamo, cosa facevamo, per quale squadra facevamo il tifo. Uno ha chiesto l’ora a mio figlio, non ha fatto in tempo a digliela, un pretesto. Gli ho detto che eravamo veneti», ha proseguito, «che non facevamo il tifo per nessuna squadra, eravamo lì solo per passare una serata diversa. Loro hanno continuato a urlarci contro e all’improvviso mi è arrivato un pugno in faccia, secco, sono finito a terra, mio figlio ha cercato di aiutarmi, ma hanno cominciato a colpire anche lui. Mi sono rialzato e nel tentativo di scappare ho attraversato la strada rischiando anche di essere investito da un’auto». Ma il pestaggio non era finito: «Quando siamo stati nei pressi dell’auto e stavamo per salire», ha raccontato Nonis, «ci siamo accorti che ci avevamo seguito: altre botte, spintoni, calci. Poi, evidentemente soddisfatti o forse perché distratti dall’arrivo di altre persone, si sono dileguati. È stata una delle serate più sconvolgenti della mia vita».Padre e figlio hanno quindi chiamato il 118, e sono stati poi accompagnati al pronto soccorso.
«Condanno ogni tipo di violenza, che per nessun motivo è accettabile. Ancora più intollerabile se fatta nei confronti di un padre con un figlio, fuori dallo stadio dopo aver assistito a una partita in serenità», ha dichiarato in una nota il sindaco di Verona, Federico Sboarina, dopo il pestaggio. «Nessuno può permettersi di minare la sicurezza di chi vuole godersi uno spettacolo sportivo. Ho già chiamato Fabrizio Nonis per rappresentargli il dispiacere e la solidarietà mia e della città, invitandolo a tornare».