“Il fanciullo e la strega” D’Annunzio ai raggi X

22 Novembre 2014

PESCARA. La coraggiosa esperienza artistica e intellettuale di Verniero de Giorgi continua a far parlare di sé, a quasi ormai un anno dalla sua improvvisa scomparsa. Merito del largo consenso di...

PESCARA. La coraggiosa esperienza artistica e intellettuale di Verniero de Giorgi continua a far parlare di sé, a quasi ormai un anno dalla sua improvvisa scomparsa. Merito del largo consenso di pubblico e critica che Verniero riuscì a guadagnare grazie all’esercizio di una genialità libera e sempre protesa all’interesse della collettività, mai asservita a logiche demagogiche o mistificatorie. Memoria ancora attiva anche grazie all’opera di Giusi Di Crescenzo, la compagna di De Giorgi, che ieri, nella sala della Fondazione Pescarabruzzo, a Pescara, ha organizzato la presentazione del libro “Il fanciullo e la strega”, ultimo progetto editoriale dell’artista pescarese. Hanno partecipato all’incontro Katiuscia Morelli, psicologa dell’età evolutiva e Giancarlo Zappacosta, psicoterapeuta.

Il volume consta di tre momenti “analitici”: il primo è una particolare rilettura in chiave psicoanalitica della “Figlia di Jorio”, presa sia nella versione teatrale di Gabriele D’Annunzio, sia in quella pittorica di Francesco Paolo Michetti, a cura della psicanalista junghiana Lella Ravasi Bellocchio; a seguire troviamo una presentazione dell’opera in chiave femminista scritta dalla Di Crescenzo, cui segue infine un appunto di natura filologica dello stesso de Giorgi sui rapporti tra Michetti e D’Annunzio. Quest’ultimo mira a sgomberare il campo d’indagine da numerosi equivoci sorti intorno all’interdipendenza genetica delle rispettive opere, tentando di far luce su date, incontri, e rapporti inerenti gli intensi anni di attività del Cenacolo michettiano. Lella Ravasi Bellocchio, invece, mostra, a partire dall'analisi dei miti che rintraccia nel dramma di D'Annunzio e dall'osservazione dei quadri di Michetti, la disperazione in cui vivono donne e uomini nell’età contemporanea.

«La figlia di Jorio», scrive la Bellocchio, «è uno dei più interessanti ritratti di donna che la creazione artistica ci ha consegnato: il mio interesse come donna prima che come psicanalista, va a questa personificazione inquietante con cui ancora oggi ci confrontiamo».

Federica D’Amato

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