IL GIGLIO DI MARE
Scrive il poeta Umberto Piersanti: «Il giglio della sabbia, lo conosci?fragile più di ogni altro, s’alza solo dove il tempo s’arresta, lì, presso la scogliera immensa,più d’un giorno non dura».Nel...
Scrive il poeta Umberto Piersanti: «Il giglio della sabbia, lo conosci?
fragile più di ogni altro,
s’alza solo dove il tempo s’arresta,
lì, presso la scogliera immensa,
più d’un giorno non dura».
Nel Vangelo di Matteo: «Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure neanche Salomone vestì come uno di loro».
Gigli di campo, fioretti di Sant’Antonio, stella di Betlemme, Iris o chissà a quale specie liliacea alludeva il libro sacro. Chi ha avuto la fortuna di vedere qualche giglio di mare, detto anche narciso di mare, che ancora resiste miracolosamente sulle dune delle nostre spiagge, conosce questa bellezza fragile, come scrive il poeta.
Quel bianco riveste la duna e la ricama, seguendo l’azione modellatrice del vento e dell’acqua, dolce o salata. Simile ad un’orchidea bianca, adotta una strategia particolare: i semi sono contenuti in una capsula che galleggia e viene quindi seminata dalle stesse mareggiate che la distruggono. Il fiore approfitta del mare, delle onde che portano i semi a colonizzare spiagge più lontane, a fiorire altrove: un fiore emigrante, con la sua valigetta di cartone. Ha grande forza questo “giglio” per nascondersi sotto alla sabbia cercando l’acqua che cade sulla duna e l’umidità presente nell’aria. Ridiventa più bella la spiaggia se l’ uomo la rispetta: l’ecosistema delle dune dipinge di verde la terra riarsa. Si alleano, piccole piante neglette, con fiori minuscoli gialli o fucsia: chiedono aiuto ai ciuffi d’erba spada, ai pochi giunchi che ancora resistono, in mezzo agli stabilimenti che ci offrono ombra al riparo di palme o strutture artificiali. Dove non ci aspetteremmo mai di trovare le piante ed piccoli animali, la natura tesse i suoi merletti verdi: le siepi contorte di rosmarino, le tamerici spumose e rosee, gli oleandri accanto ai gigli di mare. Tutti insieme ci ricordano un eden che ci è appartenuto ma a cui abbiamo, ancora una volta, rinunciato.

