Il libro inchiesta di Victor Matteucci

25 Settembre 2021

L’autore residente a Pescara denuncia le falle del sistema dell’assistenza sociale 

PESCARA. «Il 5 dicembre 2020 a Palermo viene rinvenuto il cadavere di Noemi, una giovane donna di circa 30 anni. Sembra una delle tante morti per droga, ma non lo è. Una vicenda consumatasi per anni nella Palermo sconosciuta degli invisibili, in pieno centro storico, sotto gli occhi di tutti». Sarà presentato questo pomeriggio alle 17, nella biblioteca comunale di Casa Professa, a Palermo, “Noemi Crack Bang”, firmato da Victor Matteucci e Gilda Sciortino ed edito da Mediter Italia. Un libro inchiesta che conduce il lettore nel «mondo degli invisibili, denunciando tutte le falle del sistema dell’assistenza sociale». Venezuelano di nascita, residente a Pescara, Victor Matteucci è senior project manager per la Cooperazione Internazionale del Mediterraneo e in Medio Oriente. È presidente della rete euro-araba Mediter a Bruxelles. Ha all’attivo la pubblicazione di saggi e inchieste ed è autore di numerosi articoli e studi pubblicati in Italia e all’estero. Gilda Sciortino, giornalista palermitana, ha da sempre un occhio attento rivolto al terzo settore e alla legalità. Autrice di apprezzate pubblicazioni, ha ricevuto il premio speciale “Alessio Di Giovanni” per il settore “Comunicazione”.
“Noemi Crack Bang - La banalità del male”, con prefazione di Leoluca Orlando, racchiude un’importante documentazione cartacea e audio, supportata da testimonianze inedite e documenti originali, che hanno reso possibile comprendere a pieno il mondo in cui Noemi ha vissuto. Fatto di «strutture psichiatriche, strada, dormitori, crack house, case e fabbriche abbandonate a Ballarò e allo Sperone dove lo spaccio, il consumo di droga, la prostituzione e la violenza sono la normalità». Matteucci lo definisce «una memoria di eccezionale valore documentale, in grado di definire il caso Noemi, analizzando il contesto in cui si muoveva, ovvero l’ambito delle attività legate allo spaccio e al consumo di droga, nonché le inchieste e le operazioni che hanno coinvolto i Cults nigeriani e talune famiglie di Cosa Nostra». Il sottotitolo “La banalità del male” è preso in prestito dall’omonimo lavoro di Hannah Arendt. «È evidente che, nella “vicenda Noemi”, non vi sia alcun disegno deliberato» aggiunge. «Tuttavia, l’insieme di atti, procedure, comportamenti, pur nella loro specifica casualità, neutralità, involontarietà, hanno composto un risultato finale drammatico. Il male, quando è un prodotto collettivo, ha di solito questa natura banale di atti comuni e non voluti. La tesi del libro è che non si debba individuare un capro espiatorio, quanto riformare il sistema dell’assistenza e della protezione sociale».