«Il mio Bergoglio non sarà un santino»

5 Aprile 2015

Lucchetti gira “Chiamatemi Francesco”: «Un papa che sa trasmettere emozioni»

ROMA. Un film sul Papa «che non sarà un santino. La sfida è andare oltre una figura già quasi santificata, per raccontare l'essere umano e i punti di svolta nella sua vita». Così Daniele Luchetti ha concepito “Chiamatemi Francesco”, il biopic su Jorge Bergoglio (interpretato nella giovinezza dall'argentino Rodrigo De la Serna e nella maturità dal cileno Sergio Hernandez), sul set a Roma in questi giorni. Una produzione, firmata Taodue, da 12-13 milioni di euro, girata in spagnolo, che arriverà in sala il 3 dicembre con Medusa e in seguito anche in tv. «Era importante uscire poco prima del Giubileo e del compleanno del Papa», dice il produttore Pietro Valsecchi. «Mi piacerebbe che l'anteprima fosse a Washington o in Vaticano, nella sala Nervi, come avevamo fatto per la miniserie su Wojtyla». La lavorazione di 17 settimane, tra Argentina , Germania e Italia , si concluderà il mese prossimo. «Il nostro non è un instant movie», precisa Valsecchi. «La preparazione è durata oltre un anno, tra ricerche e varie versioni della sceneggiatura, realizzate raccogliendo in Argentina tante testimonianze di chi l'ha conosciuto, dai suoi allievi ai preti di strada». «La prima volta in cui ho prestato attenzione a Bergoglio è quando ha detto quella frase sui gay (“Chi sono io per giudicare un gay”, ndr)», spiega Luchetti prima di tornare a girare. «Mi ha commosso, perché ho capito che a quell'apertura della Chiesa ne sarebbero seguite altre altrettanto forti. Stava parlando da contemporaneo a contemporanei, stava compiendo un passo verso la realtà. È un Papa che sa trasmettere emozioni anche al mondo laico».