«Il mio Raffaello tra invidie, tresche e muse frentane»

27 Agosto 2020

Lo scrittore di Lanciano parla del suo nuovo libro giallo biografico sul pittore e “La verità perduta” 

LANCIANO . La Roma di inizio ’500, dove Raffaello è l’idolo indiscusso degli amanti dell’arte, è il teatro dell’ultimo romanzo dello scrittore lancianese Francesco Fioretti, che ieri sera lo ha presentato “in casa”, al polo museale di Santo Spirito. Fioretti continua così il filone del romanzo storico, avviato nel 2011 con il fortunato “Il libro segreto di Dante” (Newton Compton). Dopo le prove con Caravaggio e Leonardo, l’autore si cimenta con Raffaello, e in particolare con la scomparsa di questo grande artista del Rinascimento italiano, in una Città eterna dove dietro ogni angolo c’è un nido di serpi, e la sua morte, che qualcuno frettolosamente attribuisce a “eccessi amorosi”, si accavalla con quelle di altri personaggi di spicco dello stesso circolo di amicizie. Invidie e rancori muovono la trama di “Raffaello – La verità perduta”, edito da Piemme nell’anno in cui ricade il cinquecentesimo anniversario della scomparsa del pittore urbinate: un thriller storico che l’autore lancianese considera tra i suoi lavori più riusciti.
Fioretti, di questo romanzo ha detto che per la prima volta è soddisfatto fino in fondo. Perché?
Io mescolo due generi, quello biografico e il giallo storico, che sono difficili da armonizzare in quanto l’uno tende a rallentare la narrazione, che nell’altro vuole un ritmo più serrato. Qui invece credo di essere riuscito ad armonizzare meglio i bisogni del lettore che bada di più al contesto storico con quelli di chi vuole innanzitutto la suspense.
Cosa l’ha portata a Raffaello dopo Dante, Leonardo e Caravaggio?
In realtà avrei voluto sceglierlo come soggetto già per il mio secondo romanzo, ma mi dissero che era meglio puntare su Caravaggio. Quest’anno però ricorreva il cinquecentenario della morte di Raffaello: un nuovo editore mi ha proposto di scriverne, e così ho ripreso un progetto che avevo già avviato.
Da studioso di Dante, come ha maturato il passaggio dalla saggistica alla narrativa?
Stavo facendo un dottorato in Germania. Mi sono imbattuto in uno strano enigma, difficile da spiegare, e ho pensato che la forma migliore per trattarlo fosse quella romanzesca.
Si aspettava il successo che ebbe “Il libro segreto di Dante”?
Assolutamente no. Non era certo una lettura facilissima, ma fu uno dei libri più acquistati nel 2011 ed ebbe diverse edizioni. Quando scavalcai Andrea Camilleri nelle classifiche di vendite ne rimasi anche un po’ sconvolto.
Se vogliamo usare una metafora calcistica, un po’ come l’Atalanta che nell’ultima stagione era in corsa per scudetto e Champions League.
Già, è proprio così che mi sono sentito!
Le ha creato difficoltà passare dallo stile della saggistica a quello della narrativa?
È stato difficilissimo, soprattutto per quel primo romanzo su Dante. Ho impiegato due anni a scrivere e a riscrivere alcune parti. In una recensione su Famiglia cristiana mi è stata rimproverata la tendenza a far venir fuori l’erudizione, ma non è facile vincere quella “tentazione di spiegare” che rallenta il ritmo. Con Raffaello, come dicevo, penso di esserci riuscito.
C’è uno scrittore in particolare che l’ha ispirata o al quale è particolarmente legato?
Ce ne sono tanti. Un po’ tutti i grandi della letteratura italiana del Novecento, compresi alcuni poeti. Umberto Eco è probabilmente quello che mi ha avvicinato di più al giallo storico.
Ma se le si chiede di indicare il suo scrittore preferito in assoluto?
Naturalmente Dante Alighieri.
Ha mai pensato di uscire con un romanzo non storico?
Un paio ne ho scritti. Ma, quando si ha successo con un filone, gli editori chiedono che si continui su quella strada. Del resto, a un certo punto, anche Camilleri voleva “uccidere” Montalbano, e invece c’è rimasto inchiodato fino alla fine dei suoi giorni.
A quale tra i suoi libri è più legato?
Al primo per vari e anche ovvi motivi, tra cui il fatto che l’ho scritto con maggiore libertà creativa, senza condizionamenti editoriali.
Sa già quale sarà la sua prossima fatica letteraria?
Per il prossimo anno, quando ricorreranno i settecento anni dalla morte di Dante, mi è stato chiesto di scrivere qualcosa di dantesco. Ne sto approfittando per lavorare a qualcosa di più moderno, con un’ambientazione attuale, ma sempre legata a Dante e in particolare al tema della felicità in Dante.
Fioretti cosa fa al di fuori dello studio e della letteratura?
Faccio l’insegnante, scrivo, ho gli impegni con la famiglia... È difficile fare molto altro.
In questi giorni è tornato a Lanciano, la città dove è cresciuto e con la quale conserva un legame particolare.
E che tra l’altro è ancora il posto in cui ho vissuto di più: ben 21 anni tra il periodo fino al liceo e quello in cui sono tornato dopo l’università a Firenze. L’ho citata in “Il segreto di Dante”, dove c’erano due personaggi originari di Lanzano (nome medievale della città, ndr): uno positivo, che era la trasfigurazione di un mio amico, e uno negativo, realmente esistito, e cioè un templare che venne processato a Penne.
In “Raffaello – La verità perduta” non c’è un “nostro concittadino”?
Non manca: qui troviamo Angela Greca, una cortigiana originaria di Lanciano che venne portata a Roma e divenne una famosa modella, che comparì tra l’altro in un quadro di Tiziano.
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